Scontro scooter-auto, c'è la constatazione amichevole ma l'assicurazione non paga

Il giudice di pace ha accolto la tesi per cui se si redice una Cai "pacifica" serve che la compagnia indichi una prova della malafede dei protagonisti. L'incidente contestato nel 2010

Foto d'archivio

“Quando il modulo sia firmato congiuntamente da entrambi i conducenti coinvolti si presume, salvo prova contraria da parte dell'impresa assicuratrice, che il sinistro si sia verificato nelle circostanze, con le modalità e le conseguenze risultanti dal modulo stesso”. Questo principio, contenuto all'articolo 143 del Codice delle Assicurazioni, è stato riaffermato del giudice di pace di Venezia, Tiziana Cristante, in una recente sentenza in cui sono state respinte le pretese della compagnia di assicurazioni che, pur di non liquidare un danno, era arrivata a mettere in discussione una Cai “pacifica”.

Il sinistro in questione risale addirittura al dicembre del 2010, più di cinque anni fa, e si è verificato a Dolo, nel Veneziano. Un (allora) diciottenne del posto sta procedendo con il suo scooter in via Zinelli quando una Citroen C3 condotta da un 72enne, pure di Dolo, uscendo da via Trieste, non rispetta lo stop e lo investe: una dinamica chiara, tant'è che l'automobilista nella constatazione amichevole ammette le sue responsabilità. La vicenda viene riportata da Studio 3A in una nota. 

Oltre ai danni materiali, il giovane centauro in seguito al sinistro e all'impatto con l'asfalto riporta varie lesioni e per avere giustizia si rivolge a Studio 3A, la società specializzata nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini. La compagnia di assicurazione che è la stessa sia per lo scooter del ragazzo sia per la vettura della controparte, tuttavia, in sede stragiudiziale si rifiuta di liquidare i danni eccependo che non era intervenuta alcuna autorità per i rilievi dell'incidente, insinuando dei dubbi sulla veridicità dello stesso e sostenendo un supposto concorso di colpa tra i conducenti.

Inevitabile, quindi, la citazione in causa della compagnia per il tramite del servizio legale di Studio 3A, che ha fatto valere con successo le proprie argomentazioni. Il giudice di Pace di Venezia, infatti, ha rilevato come «l'attore (il diciottenne, ndr) ha depositato una CAI debitamente sottoscritta dai conducenti coinvolti nel sinistro dalla quale si legge che il N. ha dichiarato “percorrere una strada con diritto di precedenza”, mentre il F. ha dichiarato di “non aver rispettato il segnale di stop invadendo la carreggiata”».

La dottoressa Cristante ricorda quindi come anche le Sezioni Unite della Cassazione abbiano affrontato la tematica della valenza probatoria da attribuire alle dichiarazioni contenute nel modulo CAI affermando che lo stesso, “se sottoscritto da entrambi i conducenti, genera una presunzione iuris tantum valevole nei confronti dell'assicuratore, il quale potrà superarla fornendo la prova contraria, in concreto ovvero attraverso il ricorso ad altra presunzione”. “Orbene – conclude il giudice – nella fattispecie la convenuta compagnia ha fornito come prova unicamente l'interrogatorio dell'attore, prova che certamente non è riuscita a invertire o comunque a suddividere la responsabilità del sinistro rispetto a quanto emergeva dalla constatazione amichevole”.

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Di qui la condanna della compagnia a risarcire il giovane a cui, sulla base della perizia medico legale espletata dal Ctu nominato dal giudice, è stata riconosciuta una somma complessiva di 8.616 euro tra danno biologico, morale e patrimoniale.
 

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