Gli arresti per terrorismo: due imprenditori indagati e perquisiti anche nel Sandonatese

La Procura di Venezia sta investigando sul trasferimento di denaro di 2 imprenditori siriani, uno di San Donà e uno di Musile. Avevano avuto contatti con uno degli arrestati del blitz

Le perquisizioni sono scattate mentre nel resto d'Italia (e d'Europa) 14 persone venivano arrestate con l'accusa di finanziamento dell'associazione terroristica Al Nusra sfruttando gli introiti derivanti dall'immigrazione clandestina. I rivoli delle indagini condotte dallo Scico di Roma, il Servizio centrale di investigazione della criminalità organizzata, e della guardia di finanza di Brescia sono arrivati fino al territorio lagunare.

Due imprenditori nel mirino

Nel mirino della procura di Venezia sono finiti due imprenditori di nazionalità siriana, uno di San Donà e l'altro di Musile di Piave, che, secondo l'ipotesi investigativa, avrebbero inviato soldi in madrepatria per sostenere la guerra santa. Entrambi si dicono estranei alla vicenda. Gli uomini del Gico della guardia di finanza giovedì hanno perquisito i luoghi di dimora e di lavoro degli uomini d'affari. Per quanto riguarda il secondo, di Musile, sarebbe stato il titolare di un'azienda attiva nel settore edile in questi anni poi chiusa. Le fiamme gialle hanno raccolto materiale che ora sarà sottoposto ad analisi nell'ambito dell'indagine aperta dalla Procura di Venezia per riciclaggio e finanziamento di condotte con finalità di terrorismo.

Contatti con uno degli arrestati "sardi"

Entrambi gli interessati si sarebbero detti estranei a obiettivi del genere, fatto sta che da tempo gli inquirenti avrebbero cercato di puntare un faro sul trasferimento di lire siriane in medio-oriente. Secondo le due inchieste "principali", coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, il denaro raccolto delle organizzazioni "sarde" e "lombarde" sarebbe servito per sostenere le spese sanitarie e logistiche e per finanziare l'acquisto di armi e auto da parte dei terroristi di Al Nusra.  

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