Quasi il 93% dei giovani crede che scaricare musica non sia illegale

Un' indagine condotta su 1400 studenti dell' Università Ca' Foscari in collaborazione con la Camera di Commercio.

Come vedono i giovani alcuni comportamenti considerati illegali? Sono davvero consapevoli a esempio che scaricare musica sia un illecito? Non si direbbe dato che quasi il 93% degli intervistati durante una ricerca dell' Università Ca' Foscari di Venezia in collaborazione con la Camera di Commercio ritiene che scaricare musica illegalmente sia ammissibile. E a chiarirlo infatti è quest' indagine condotta tra gli studenti di tre università italiane, tra i quali 1400 dell' Università Ca' Foscari, presentata giovedì nella città lagunare durante il convegno “Cultura della legalità, imprese e pubblica amministrazione” organizzato dall’ateneo cafoscarino.

Una ricerca che ha messo in luce come il confine tra ciò che è legale e ciò che non lo è possa essere molto labile e dipende anche e soprattutto dalla percezione che i giovani hanno delle norme e disposizioni. Scaricare musica illegalmente, ad esempio, viene considerato ammissibile da quasi tutti i giovani e l’illegalità si sviluppa dove c’è una certa propensione a porre in essere comportamenti illegali. La ricerca ha indagato l’opinione dei giovani universitari di Bari, Salerno e Venezia riguardo a una serie di comportamenti, come: ottenere un favore con una ‘bustarella’, pagare le tasse meno del dovuto, accettare un lavoro senza un regolare contratto. I risultato evidenziano che quando le norme sociali non combaciano con quelle legali, queste ultime hanno scarsa "capacità obbligante". In sostanza scarsa forza coercitiva. 

"L' obiettivo dell’indagine era comprendere quali possono essere i fattori che creano quel terreno fertile necessario per il diffondersi di comportamenti illegali – spiega Giovanni Bertin, professore di Sociologia al Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari -. abbiamo riscontrato come le norme lascino spazio a interpretazioni e come l’eccesso di norme finisca per produrre ambiguità. Il fattore chiave, poi, è la coerenza: ciò che è considerato ammesso nel gruppo sociale difficilmente potrà essere vietato da una legge in modo efficace”.

Stando ai risultati ottenuti, gli studenti mostrano di rispettare di più alcune norme che riguardano la vita comune come parcheggi per i disabili, bustarelle, tasse e sostengono che la società sia troppo permissiva con la trasgressione di alcuni comportamenti ma riconoscono come il potere del web, Internet, abbia cambiato l'idea di chi sia veramente la proprietà dei beni intellettuali. 

I dati

Il 92,7% degli intervistati ritiene che scaricare musica illegalmente sia ammissibile e che gli potrebbe capitare. Il 62% ha lo stesso atteggiamento nei confronti dell’acquisto di merce contraffatta. La propensione all’illegalità cala quando si tratta di vita comune: pagare le tasse meno del dovuto e parcheggiare sui posti riservati ai disabili sono comportamenti ammissibili e possibili rispettivamente per il 49% e il 47,5% dei cafoscarini intervistati.

“Queste distanze fra norme sociali e norme legali richiedono una seria riflessione sui meccanismi sociali che ne sono la causa – conclude Bertin -. I dati ci spingono a pensare che la riduzione di questa distanza richieda lo sviluppo di pratiche di legalità che portino i giovani a confermare quotidianamente la necessità del rispetto delle norme legali. In alcuni casi, forse, alcune norme legali dovranno fare i conti con il cambiamento che per alcuni gruppi sociali (i giovani) sono già norme di comportamento condivise”.

Le aziende e le mafie

Sono state analizzate poi le banche dati di 1291 aziende italiane sequestrate e confiscate alle mafie. I ricercatori hanno studiato i dati e ricavato degli 'indici' di illegalità: dall'analisi emerge che ci sono alcuni indicatori di bilancio che differenziano le imprese a rischio di infiltrazioni mafiose dalle altre.

“I dati dicono che possiamo rilevare comportamenti a rischio dalla lettura dei bilanci, in particolare le aziende confiscate sono più capitalizzate del normale, ma hanno una redditività più bassa del normale”, afferma Giovanni Vaia, docente di Economia aziendale a Ca’ Foscari. La ricerca proseguirà applicando questi indici al contesto locale, per trovare i 'campanelli d'allarme' dell'illegalità nel tessuto economico e produttivo veneto.

L’impegno di Ca’ Foscari

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Su questi grandi temi che interessano la pubblica amministrazione, Ca’ Foscari interverrà proponendo dal prossimo anno accademico una laurea magistrale in Governance delle organizzazioni pubbliche, intrecciando competenze quantitative, digitali e giuridiche.

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