Svolta sul caso delle Buranelle? Polvere da sparo sui vestiti dell'ex

Tracce su tutti gli indumenti requisiti a suo tempo a Nicola Alessandro. Ma potrebbe trattarsi di contaminazione esterna. La scomparsa nel 1991

In alto a destra Rosalia Molin e Paola Costantini, a sinistra e a destra in basso Lino Costantini, fratello di Paola che ha sempre chiesto la verità

Tracce di polvere da sparo sugli indumenti sequestrati a Nicola Alessandro, il 54enne unico indagato per la scomparsa delle "buranelle" Rosalia Molin e Paola Costantini, le due giovani dell'isola lagunare sparite nel nulla il 27 ottobre 1991 a Treporti. Da lì in poi nessuna traccia, tant'è vero che si indaga per omicidio. L'inchiesta sul "cold case" veneziano potrebbe aver vissuto una sua tappa importante venerdì scorso, quando è stata depositata la relazione sulle analisi di laboratorio sugli indumenti sequestrati a suo tempo a Nicola Alessandro, ex fidanzato di Rosalia Molin, anche se lui ha sempre negato di avere avuto una relazione con la scomparsa. 

I tecnici della polizia scientifica di Roma avrebbero trovato tracce di polvere da sparo su tutti gli indumenti sequestrati all'indagato: un cappotto di stoffa nero e una giacca di stoffa a quadri, un paio di pantaloni di cotone nero, un altro giaccone nero con fodera trapuntata. Questi vestiti si trovavano tutti nello stesso scatolone, rimasto chiuso per più di due decenni, assieme a un paio di scarpe nere lisce di numero 43. Indumenti che l'indagato avrebbe potuto indossare la sera del 27 ottobre 1991. Fino a questo momento a fornire impulso alle indagini c'erano state le dichiarazioni di un testimone (ex poliziotto) secondo cui le due ragazze, zia e nipote, sarebbero state uccise al culmine di un tentativo di approccio sessuale in spiaggia. Nicola Alessandro si sarebbe trovato in gruppo in quel momento e a un certo punto sarebbe partito un colpo di arma da fuoco accidentale che avrebbe colpito Rosalia Molin. Dopodiché sarebbe stata uccisa anche Paola, per ovvi motivi. Questo è ciò che ha raccontato la "gola profonda", raccogliendo la versione di un suo informatore quando lavorava all'antidroga al commissariato di Jesolo.

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Fatto sta che l'attenzione inevitabilmente ora si concentra sulle analisi di laboratorio, che fino a una settimana fa non avevano portato a nulla di concreto. Nessuna traccia né di Dna né di sulle scarpe dell'indagato e nemmeno sulla chiave inglese "a tubo" trovata a suo tempo in un contenitore a bordo della Fiat 126 di Rosalia Molin. Idem pure per la chiave Silca con piastrina in plastica blu che venne sequestrata sopra il cruscotto dell’auto di Nicola Alessandro. Ora, però, torna d'attualità la polvere da sparo. Anche se il fatto che si trovi in maniera pressoché omogenea sugli indumenti sequestrati può instillare qualche dubbio. Si tratta di un possibile indice di contaminazione esterna: nel 1991 i sequestri certo non venivano eseguiti come ora, ed è possibile che prima di finire in quello scatolone aperto solo nel 2014, gli indumenti possano essere passati di mano in mano tra rappresentanti delle forze dell'ordine. Senza guanti e abituati a maneggiare armi d'ordinanza. Dunque è probabile che sul punto la difesa di Nicola Alessandro darà battaglia, convinta che la novità possa finire in una bolla di sapone. Tanto più che quello scatolone è rimasto nell'ufficio campioni penali per anni e che servirà spiegare come mai ci siano tracce di polvere da sparo su tutti i giubbotti requisiti, quando è impossibile indossarli tutti nello stesso momento. Di certo, però, da venerdì scorso le indagini sul caso delle Buranelle hanno un imput in più.

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