Concorsi e corruzione: coinvolto anche un vigile del fuoco di Venezia

È una delle persone indagate in un'operazione della guardia di finanza partita da Benevento e relativa a concorsi truccati per entrare nelle forze dell'ordine

Guardia di finanza (archivio)

Un'inchiesta su presunti concorsi pubblici truccati nelle forze dell'ordine, partita dalla procura di Benevento, ha toccato anche Venezia: la guardia di finanza ha notificato nelle scorse ore otto misure cautelari, di cui tre in carcere, due ai domiciliari e due sospensioni da pubblico ufficio e un obbligo di dimora, emesse dal gip nei confronti di indagati (quasi tutti pubblici ufficiali) che avrebbero percepito somme di denaro da alcuni candidati per determinare gli esiti dei concorsi, facendo entrare i concorrenti nel corpo dei vigili del fuoco, della polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri e della guardia di finanza. Tra gli indagati c'è un capo reparto dei vigili del fuoco di Venezia, Alessandro Filippo Lupo,  56enne di Treviso: nei suoi confronti è scattata la sospensione dal servizio per 12 mesi.

Tra gli altri destinatari delle misure c'è un vice prefetto con funzione apicale in servizio al ministero dell'Interno - Dipartimento dei vigili del fuoco, tre funzionari (uno in pensione e due attualmente in servizio) del comando provinciale dei vigili del fuoco di Benevento e Venezia, un militare dell'Arma, un militare della guardia di finanza e un agente della polizia di Stato, che dovranno rispondere di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione e rivelazione di segreti d'ufficio.

Sono contestati al momento 50 episodi. È in corso il sequestro preventivo, anche per equivalente, di somme di denaro per un totale di 370mila euro circa, ritenuti il valore dei reati finora accertati, di cui 220mila euro riferibili all'attività dell'associazione per delinquere in provvisoria contestazione e oltre 150mila conseguiti dai vari indagati in concorso tra loro. Oltre 50 perquisizioni sono state eseguite in tutta Italia per rintracciare materiale informatico oggetto di promessa e scambio corruttivo, nonché somme di denaro provento dell'attività illecita. Nel procedimento risultano indagate 118 persone, tra cui anche altri pubblici ufficiali.

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