Il furto del secolo a Palazzo Ducale: riunione in Procura tra investigatori e pubblico ministero

Venerdì mattina si è fatto il punto della situazione per più di un'ora tra squadra mobile, Sco e pm. Dopo che il video del furto è diventato di dominio pubblico ci sono nuovi interrogativi

Ora che è diventato di dominio pubblico il filmato in cui si vede uno dei due ladri entrati in azione a Palazzo Ducale aprire la teca che custodiva i gioielli dei Marajià trafugati, insistono nuove domande sul modus operandi seguito dai delinquenti. Com'è possibile che gioielli del genere possano essere raggiunti aprendo in pochi secondi una vetrina? Che arnese aveva in mano il malintenzionato che si è effettivamente impossessato dei monili? Gli investigatori sono convinti che il cerchio potrà essere chiuso solo tra qualche mese, per la complessità degli accertamenti da sviluppare. I ladri si sono lasciati alle spalle ben pochi elementi su cui lavorare, anche se hanno agito a volto scoperto e sono stati immortalati dalle telecamere.

Ecco su chi si stanno concentrando le indagini - FOTO

Il questore: "Se li prendiamo si faranno pochi mesi"

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Riunione in Procura 

Per iniziare a mettere insieme i pezzi di un puzzle fino a questo momento piuttosto complesso, venerdì mattina si è tenuta una riunione tra i detective della squadra mobile di Venezia e i colleghi dello Sco, Servizio centrale operativo, di Roma. Davanti al pubblico ministero, Raffaele Incardona, per almeno un'ora è stato fatto il punto sull'inchiesta. Riserbo naturalmente su quale delle 4 piste prefigurate dal questore Danilo Gagliardi in conferenza stampa giovedì mattina stia prendendo più piede in queste ore. Sono stati ascoltati singolarmente negli ultimi giorni i responsabili della sicurezza di Palazzo Ducale, oltre che possibili testimoni. Nessuno si era accorto di nulla finché lo staff (tra cui due guardie armate Axitea, una tra le sale e una al piano terra) non si è accorto della mancata presenza degli orecchini e della spilla. 

Investigatori al lavoro

Davanti al pm Incardona, il dirigente della squadra mobile, Stefano Signoretti, e il comandante della II Divisione della Direzione Centrale Anticrimine dello Sco, Alfredo Fabbrocini, lo stesso che ha condotto le indagini per ritrovare e restituire alla città di Verona le tele rubate al museo di Castelvecchio, hanno con ogni probabilità messo sul piatto i risultati dei primi accertamenti su volti, abbigliamento e itinerari seguiti dai ladri professionisti, oltre che su eventuali possibili complici che si potrebbero essere trovati all'interno della perla della Serenissima per agevolare il colpo del secolo.

Musei Civici: "Procedure rispettate"

Venerdì pomeriggio in una nota la Fondazione Musei Civici ha sottolineato che "in questi giorni, i vertici e lo staff della Fondazione hanno operato attente verifiche al proprio interno e - come confermato anche dalla Questura – è possibile affermare che tutte le procedure attuate per la mostra a Palazzo Ducale, in termini organizzativi e di sicurezza, hanno rispettato i protocolli definiti per il progetto con i partner e con la Questura di Venezia, in rapporto all'importanza delle opere esposte". Maglie della sicurezza sufficientemente serrate, dunque: "Esprimiamo la nostra piena fiducia nel lavoro degli inquirenti", si aggiunge.

Zaia: "Figuraccia internazionale"

Attende gli sviluppi dell'inchiesta anche il presidente del Veneto, Luca Zaia, che, interpellato sul furto di Palazzo Ducale, si è attenuto a quanto hanno pubblicato i media: "Io non me ne intendo - ha dichiarato - so semplicemente che sembra che siano spariti 3 milioni di euro di gioielli. Prendo atto di questo. La figuraccia ormai l'abbiamo fatta a livello internazionale. Spero che le forze dell'ordine assicurino alla giustizia questi malavitosi. Sono stati molto efficienti nella loro professionalità, dei ladri veri".

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