La morte della piccola Sofia, per il contagio della malaria attenzione sul Veneziano

Secondo il capo della task force del ministero che sta indagando sul caso, le tempistiche di incubazione della malattia rimetterebbero in gioco le ipotesi di Portogruaro e di Bibione

Rientra in gioco l'ipotesi che la piccola Sofia possa avere contratto la malaria nel Veneziano, o nell'ospedale di Portogruaro o nel campeggio di Bibione dove ad agosto era arrivata con la famiglia. Tutte le opzioni allo stato restano sul tavolo e nessuna può essere esclusa: giovedì sarà eseguita l'autopsia sul corpo della bambina di 4 anni che nei giorni scorsi è deceduta agli Spedali Civili di Brescia dopo essere trasferita dal nosocomio di Trento. La sintomatologia non ha lasciato dubbi ai medici: malaria.

L'AUTOPSIA: CONFERMATA LA MORTE PER MALARIA

LE TEMPISTICHE DI INCUBAZIONE

La procura di Trento ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e gli accertamenti si concentrano anche sulle tempistiche di incubazione della malattia. "Stiamo valutando con più attenzione la possibilità che la bambina sia stata contagiata mentre era a Bibione, cioè prima del ricovero in ospedale a Portogruaro, dove è stata il 13 agosto, e a Trento, dove era dal 16 al 21 agosto". L'ha dichiarato Raniero Guerra, direttore generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, coordinatore della task force che sta conducendo le indagini. Secondo l'esperto i tempi di incubazione della malaria sarebbero di 14 o al massimo 20 giorni, compatibili con i giorni di vacanza al mare della piccola.

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CEPPO DELLA MALATTIA

Attraverso l'esame autoptico si potrà stabilire il ceppo della malattia e quindi capire con ragionevole certezza se il contagio possa essere sopravvenuto all'ospedale di Trento, dove negli stessi giorni in cui è stata ricoverata Sofia Zago c'erano anche due bambini del Burkina Faso che hanno contratto la malattia nel loro Paese d'origine, o altrove. Il parassita è lo stesso, ma a contare è il ceppo. Gli ispettori del ministero nella giornata di giovedì saranno ancora una volta all'ospedale di Trento: "Rivedremo ogni passaggio, non con intento punitivo, ma perché è nostro dovere non escludere alcun aspetto", ha spiegato Guerra. E' già stato verificato che a Sofia non sono state fatte trasfusioni "ed è anche escluso che ci sia potuto essere un contatto accidentale di sangue infetto con il sangue di Sofia. Questo perché per trasmettere la malaria non basta una goccia di sangue che si poggia su una ferita, ci vuole una inoculazione di sangue infetto", ha concluso. 

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