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Cronaca San Marco / Piazza San Marco

Maschere antigas e mitra, ecco il "clima di terrore" dei separatisti

Dalle intercettazioni dei telefoni dei 24 indipendentisti veneti arrestati il giudice evince un disegno di insurrezione popolare armata allarmante

Chi aveva bollato il piano dei 24 separatisti veneti arrestati mercoledì dai Ros come una semplice azione simbolica, quasi una goliardata, farebbe bene a ricredersi, almeno stando a quanto racconta lo stesso gip di Brescia nell'ordinanza di custodia cautelare emessa per i secessionisti che miravano ad entrare in piazza San Marco con un carro armato “fai da te”. Il giudice porta a sostegno le intercettazioni dei cellulari degli indagati, evidenziando come durante le conversazioni tra i vari “venetisti” si parli più volte di “sollevazione popolare armata”, “uomini armati di mitra e maschere antigas” e, soprattutto, d'instaurare un “regime del terrore”.

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CON LE CATTIVE – Il magistrato bresciano sottolinea più volte nel testo dell'ordinanza come la cosiddetta “Alleanza” mirasse a "guidare in armi una rivolta popolare" , con tanto di interregno autoritario-militare. Per arrivare alla costituzione di una repubblica veneta, scrive il gip, gli eversori affermavano “la necessità di uso della violenza”; niente a che vedere, quindi, con il famigerato episodio del 1997, quando i cosiddetti “Serenissimi” portarono un blindato proprio ai piedi del campanile di San Marco. Eppure sono proprio un paio di organizzatori di quell'atto provocatorio che mercoledì si sono visti mettere le manette ai polsi: alcuni di loro, evidentemente, hanno continuato a covare mire secessioniste per quasi vent'anni, continuando nel frattempo ad “arruolare” nuove leve e progettare la prossima, eclatante, azione pubblica.

LA COSTRUZIONE DEL "TANKO" IN UN VIDEO

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FUCILI E MASCHERE ANTIGAS – Sempre secondo le intercettazioni nelle mani del giudice, inoltre, i separatisti avrebbero espresso l'intenzione di mettere un piedi un autentico “clima di terrore": in una lunga telefonata uno dei secessionisti dice che per chi ha perpetrato “147 anni di crimini contro la popolazione” la scelta è semplice: “andatevene e vivrete, rimanete e morirete”, e nel pianificare tutto il venetista soddisfatto borbotta tra sé: “sai come ci divertiremo, la mafia anche qua”. Nel suo piano per l'occupazione di piazza San Marco era fondamentale il mezzo blindato, ma anche “uomini ben equipaggiati, con maschere antigas, qualcuno appostato con mitra e tutto”; fondamentale poi coordinare e sfruttare una protesta di piazza per contare sull'appoggio dei cittadini, ma specialmente perché “la presenza in piazza di manifestanti dovrebbe rendere impossibile una reazione immediata delle forze dell'ordine”.

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CARRI ARMATI E “POLITICA ESTERA” – Altro tassello fondamentale del piano dei separatisti era il collegamento con altri movimenti simili nel resto d'Italia e all'estero, infatti nelle intercettazioni viene spiegato chiaramente che nel momento in cui agiranno i veneti “lo faranno anche i piemontesi, lo faranno anche i sardi, ciascuno nel loro sistema, ma sarà sincronizzato”, “perfino la Napulitania, vogliono chiamarsi cosi”. Gli organizzatori della rivolta mancata, secondo il magistrato, nel corso dei mesi “teorizzano e mettono in pratica un'operatività su un doppio binario, uno dei quali costituito dal volto pubblico e legale di propaganda politica dei valori indipendentisti o secessionisti e l'altro costituito dalla creazione di una struttura organizzativa segreta, con reclutamenti mirati”. E tra gli obiettivi di questa “macchina nascosta” era proprio la costruzione dei carri armati fatti in casa e già soprannominati “tanko” dalla stampa locale: in origine i blindati dovevano essere sei, tutti equipaggiati con armi pesanti e perfettamente operativi; in realtà, però, il costo e la difficoltà di realizzazione aveva costretto gli eversori ad accontentarsi di soli due mezzi, uno dei quali “quasi ultimato”.

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