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"Nella banca dati dell'Interno per fornire informazioni ad una banda". A processo

Gli episodi risalgono agli scorsi agosto e settembre 2011. L'agente avrebbe fornito informazioni sensibili ai malviventi, anch'essi finiti tutti sotto processo

Si trovava al servizio di una banda che metteva a segno furti. Questa l'accusa mossa ad un poliziotto in servizio all'Ufficio passaporti della questura di Venezia. Nello psecifico, il 45enne M.V. è finito sotto processo per essersi intrufolato abusivamente all'interno della banca dati del ministero degli Interni. Come riporta la Nuova, i fatti risalgono all'agosto e al settembre del 2011.

Le informazioni raccolte dall'assitente di polizia sarebbero state passate ad un gruppo organizzato della malavita, che pochi mesi prima aveva messo a segno un colpo grosso da 250mila euro, rapinando un furgone porta valori a Torri di Quartesolo, in provincia di Vicenza. I malviventi, tra i quali anche un ex esponente della Mala del Brenta, avevano assoldato l'agente per monitorare se fossero indagati o meno dagli inquirenti. Attraverso il terminale del ministero dell'Interno, infatti, è possibile venire a conoscenza di simili circostanze, modulando di conseguenza i propri comportamenti, prestando attenzione o evitando di parlare al telefono per non esseri intercettati dagli investigatori.

Non solo il poliziotto. Anche gli esponenti della banda sono finiti sotto processo, per aver ricevuto informazioni segrete e per avere ideato un modo per riuscire ad ottenerle.

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