Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca San Marco

"Io, da fruttivendolo a spacciatore per riuscire a pagare le tasse"

Interrogati dagli agenti del commissariato di San Marco il ristoratore di Murano e il fruttivendolo di zona Castello arrestati per spaccio di droga

Da fruttivendolo a spacciatore per riuscire a pagare le tasse, dalla frutta alla droga per saldare il debito da 56mila euro con Equitalia. E’ questa la parabola del 48enne arrestato giovedì scorso dalla Polizia dopo il ritrovamento, tra la sua attività di Rialto e la sua casa in zona Castello, di tre etti di cocaina e mezzo chilo di marijuana. Ad ammettere responsabilità e motivazioni è stato lo stesso fruttivendolo nel corso dell’interrogatorio a cui è stato sottoposto lunedì. Intanto, come riportano i quotidiani locali, il 42enne ristoratore muranese ha sostenuto che i due etti e mezzo di cocaina, gli otto etti di marijuana e i sei etti di hascish sequestrati nel suo ristorante erano per uso personale. “Non ho mai venduto droga” ha ribadito più volte.

I legali hanno chiesto per entrambi gli arresti domiciliari, ma per ora il magistrato ha convalidato l’arresto firmando un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Pare che le versioni fornite dai due accusati non convincano fino in fondo. Nella versione fornita dal fruttivendolo ci sono comunque molti elementi che gli inquirenti ritengono verosimili: ha spiegato che con il banco di frutta e verdura a Rialto non riusciva affatto a mantenersi: era in perdita e non era riuscito neppure a pagare le imposte, tanto da accumulare quel grosso debito con Equitalia.

Il 48enne ha poi spiegato di aver avuto massimo tre o quattro clienti, che riforniva di cocaina e marijuana, ed ha fornito indicazioni anche su colui che lo avrebbe a sua volta rifornito, un veneziano. Ma gli inquirenti cercano di far luce soprattutto sul rapporto tra lui e il ristoratore: “Solo affari di lavoro – ha precisato il fruttivendolo -. Visto che il muranese per il suo ristorante acquistava frutta e verdure da me”. Al massimo avrebbe consumato assieme.

Il ristoratore ha invece dovuto giustificare pure il possesso della pistola calibro 9 x 21 e dei proiettili corrispondenti. Ha riferito di abitare a Murano, nella casa che un tempo era del padre, morto nel 2008: quella pistola, secondo il ristoratore, era proprio del padre, arrestato oltre vent’anni fa. L’arma sarebbe effettivamente molto vecchia e da tempo sembra non aver sparato, ma ulteriori controlli sono in corso.

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