Le dichiarazioni / Vigonovo

Omicidio Cecchettin, Turetta: «Le ho dato dodici, tredici colpi di coltello»

Le parole al pm durante l'interrogatorio sono state rese note ieri dal programma di Rete4 Quarto Grado

«Le ho dato, non so, una decina, dodici, tredici colpi con il coltello. Volevo colpirla al collo, alle spalle, sulla testa, sulla faccia e poi sulle braccia. Era rivolta all'insù verso di me. Si proteggeva con le braccia dove la stavo colpendo. L'ultima coltellata che le ho dato era sull'occhio. Era come se non ci fosse più. L'ho caricata sui sedili posteriori e siamo partiti». Sono le parole di Filippo Turetta, reo confesso dell'omicidio di Giulia Cecchettin, nel verbale di interrogatorio al pm, reso noto ieri sera dalla trasmissione Quarto Grado di Rete4.

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Turetta ha ricostruito la serata al centro commerciale La Nave de Vero di Marghera, dove sono rimasti fino alle 23. Poi «siamo tornati verso casa di Giulia - ha detto -, ma ci siamo fermati in un parcheggio a Vigonovo, per non farci vedere. Abbiamo iniziato a discutere. Mi ha detto che ero troppo dipendente, troppo appiccicoso con lei. Voleva andare avanti, stava creando nuove relazioni, si stava sentendo con un altro ragazzo, Eric. Ho urlato che non era giusto, che avevo bisogno di lei. Che mi sarei suicidato. Lei ha risposto decisa che non sarebbe tornata con me».

A quel punto Turetta ha preso un coltello dalla tasca posteriore del sedile del guidatore: «L'ho rincorsa, l'ho afferrata per un braccio tenendo il coltello nella destra. Lei urlava aiuto ed è caduta. Mi sono abbassato su di lei, le ho dato un colpo sul braccio. Mi pare di ricordare che il coltello si sia rotto subito dopo». Sarebbe quello il coltello trovato rotto in un parcheggio durante le prime perlustrazioni dopo la denuncia di scomparsa della ragazza.

Il racconto prosegue con il giovane che riferisce di aver preso Giulia per le spalle mentre era per terra. «Lei resisteva - ha detto -. Ha sbattuto la testa. L'ho caricata sul sedile posteriore. Era sdraiata sul sedile, poi si è messa seduta. Si toccava la testa. Pensavo solo a guidare. Poi ho iniziato a strattonarla a tenerla ferma con un braccio».

Secondo la sua versione dei fatti, a quel punto avrebbe cercato di metterle lo scotch sulla bocca, poi la giovane è scesa dall'auto e ha cominciato a correre. «Avevo due coltelli nella tasca, e in auto dietro al sedile del guidatore. Uno l'avevo lasciato cadere a Vigonovo. Ho preso l'altro e l'ho rincorsa. Non so se l'ho spinta o è inciampata. Continuava a chiedere aiuto». Poi sono seguite le coltellate che hanno ucciso Giulia.

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