Venerdì, 18 Giugno 2021
Cronaca Zelarino

Un gigantesco gozzo tirodeo asportato all’ospedale di Mestre

L'operazione è stata effettuata con successo e senza complicanze su un paziente di 63 anni

I tre chirurghi in sala operatoria

Il rigonfiamento anomalo della tiroide è un fenomeno diffuso, ma quello capitato ad un paziente 63enne dell'ospedale di Mestre era un caso quasi da record: il "gozzo" aveva raggiunto il peso di oltre 600 grammi, 30 centimetri di lunghezza e un volume tale da intralciare la respirazione e la normale funzione cardiaca.

In questi giorni gli specialisti sanitari hanno eseguito con successo l'intervento per asportarlo, come raccontato dal professor Roberto Spinato, dell’otorinolaringoiatria dell’Angelo: «Va detto - spiega - che i gozzi immersi, o cervico toracici, rappresentano una entità patologica rara, e il più delle volte asintomatica; possono però dare complicanze molto gravi per l’azione di compressione che esercitano su organi come trachea, esofago ed apparato cardiovascolare. Un rigonfiamento così voluminoso e invasivo - aggiunge - non poteva che essere affrontato con un intervento chirurgico, e ci ha portato quindi ad una sternotomia completa».

L’eccezionale intervento è stato eseguito dalle équipe chirurgiche dell’Otorinolaringoiatria e della Chirurgia toracica, che da tempo lavorano in team per affrontare problematiche alle vie respiratorie. L’equipe era composta dal professor Roberto Spinato e dal dottor Doriano Politi del reparto di ORL e dal dottor Cristiano Breda, primario della Chirurgia toracica. «L’incisione cutanea, effettuata dapprima nella regione del collo per l’accesso alla loggia tiroidea – spiega Breda – veniva estesa sul torace, per poi eseguire una sternotomia completa al fine di dominare la componente toracica della malattia. La componente intratoracica del gozzo da asportare, infatti, raggiungeva la porzione posteriore dell’arco aortico e una parte del rigonfiamento anomalo era autonoma e completamente staccata dalla tiroide e giaceva anteriormente a contatto con lo sterno, raggiungendo il margine inferiore dello sterno stesso, comprimendo la trachea fino a renderla filiforme».

«Questa collaborazione – sottolinea Politi – ha permesso di risolvere un caso molto complesso senza complicanze: nessuna ricaduta si è avuta in particolare sui nervi ricorrenti che fanno muovere le corde vocali, né sulle paratiroidi che regolano il metabolismo del calcio, né sulla trachea notevolmente complessa e sulle strutture cardiovascolari». Due giorni dopo l’intervento il paziente già iniziava a deambulare e si alimentava normalmente.

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