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Cronaca

"Io, disabile prigioniero per cinque ore del Redentore e di Venezia"

Il giornalista Simone Fanti racconta la sua odissea lagunare: "Fermo tra due ponti impossibili da superare con il traffico acqueo fermo per i foghi"

Prigioniero di Venezia e del Redentore. Che la nostra città non sia propriamente "a norma" in fatto di barriere architettoniche è risaputo. Durante le celebrazioni della "notte famosissima", però, viene anche divisa in due. Spazio acqueo chiuso e nessun vaporetto all'orizzonte. Ne ha fatto le spese Simone Fanti, giornalista e collaboratore del Corriere della Sera. Il malcapitato in un post sul suo blog InVisibili ha descritto la sua serata con moglie e figlia al seguito.

"Venezia ha fallito, ha fatto un buco nell’acqua, e io, dopo essermi sentito in trappola, ho quasi fatto un tuffo nel Canale Grande - scrive - La visita assomiglia al gioco dell’oca: si scende dal vaporetto, si visita il rione, si arriva a un ponte non superabile in sedia a rotelle e si torna all’imbarco". L'imprevisto (purtroppo o per fortuna) è che la visita in laguna corrisponde anche al Redentore: dalle 21 niente vaporetti. "Nessuno in biglietteria mi avvisa che dalle 21 sino all’una o due di notte la circolazione lungo il Canal Grande sarebbe stata interrotta", sottolinea.

GONDOLIERE PICCHIA UNA COPPIA AL REDENTORE

Alle 21.07, quindi, il malcapitato è rimasto "prigioniero" all'imbarcadero con altri turisti colti di sorpresa. "In una giornata passata a Venezia non è mai stato dato un annuncio via voce sulle imbarcazioni - spiega - 'Ma posso se voglio farmela a piedi', mi viene suggerito. Ovviamente oltrepassando decine di ponti pieni zeppi di scale". Il disabile chiama quindi le associazioni di taxi e la centrale operativa della polizia municipale, ma la soluzione tarda ad arrivare: "Prigioniero tra due ponti", sottolinea.

TURISTA INGLESE RISCHIA LA PARALISI AL REDENTORE

Poi l'aiuto insperato: "Arrivano le 23.30, con i fuochi in corso contatto un angelo della Veneziana motoscafi che mi trova uno strappo a patto che riesca a raggiungere il Lido, altrimenti devo attendere oltre l’una di notte o anche di più - racconta Fanti - Il Redentore forse ha avuto pietà di me e mi permette di trovare uno sparuto vaporetto che fa una tratta ridottissima (Arsenale-Lido) e mi porta sull’isola dove mi attende il taxi".

IN CENTOMILA PER I FOGHI SULLE RIVE

Al momento di prendere posto sull'inbarcazione (non predisposta per i disabili) la presa di coscienza con il secondo problema tipicamente veneziano: il moto ondoso. "Pur accostandosi al pontile, non riesco a salire - racconta - le onde fatte dagli altri motoscafi che tornano a casa, a tutta velocità, dopo la festa fanno ondeggiare troppo l’imbarcazione. Impossibile tentare: nel caso migliore finirei in acqua, in quello peggiore rischierei di essere schiacciato tra il pontile e l’imbarcazione. Ma il bisogno aguzza l’ingegno - continua - Vicino al molo del Lido c’è un ristorante con attracco privato dove legare saldamente la barca e con l’aiuto del titolare e del personale del ristorante vengo caricato di peso. Come al solito solo il cuore degli italiani salva da situazioni difficili. Alla fine - conclude - sono arrivato in hotel alle 2.30, dopo cinque ore di agonia. Ma prometto la prossima volta, cara Venezia, vincerò io e riuscirò a visitarti".

LA RETE IMPAZZISCE PER I "FOGHI"

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