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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca Marcon

Professionisti, forse ex milizie armate al Valecenter. Erano in zona prima della rapina

Informazioni strategiche a disposizione del commando per un colpo studiato da tempo. Il giallo del calo di corrente e del sistema antifurto. "Cono d'ombra" dov'è stata ritrovata la Fiat Panda rossa. Evitati intoppi e controlli esterni al centro commerciale

Un incrocio di sguardi nella galleria del Valecenter mercoledì. Da una parte c'era un operatore del servizio antincendio che aveva staccato 5 minuti per la pausa, dall'altra un uomo con il capo coperto da un passamontagna abbassato. Gli occhi di un membro del commando armato che ha fatto irruzione alla gioielleria di Marcon mercoledì hanno puntato dritto verso quelli del responsabile della sicurezza. Poco dopo alle 19 è iniziato l'assalto. Dito appoggiato su naso e bocca il malvivente ha fatto segno all'operatore di tacere, mentre con l'altra mano gli diceva di smammare. Aperto un lembo del giubbotto infine lo ha terrorizzato facendogli intravedere il calcio della pistola. Dalla porta del centro sono entrati altri quattro incappucciati con abiti scuri e guanti: obiettivo prendere d'assalto le teche del negozio Gioielli di Valenza, al piano terra.

Dieci colpi in dieci anni nei negozi Gioielli di Valenza, specie in Lombardia. E diverse rapine commesse con le stesse modalità negli ultimi anni nel Nordest, dietro le quali ci potrebbero essere le stesse persone. Il gruppo che si esprime in perfetto italiano (magari con mercenari autoctoni a farne parte per spartirsi il bottino alla fine) deve aver lavorato settimane per pianificare il colpo e raccogliere informazioni strategiche. Tanto per cominciare sapevano della presenza di un cono d'ombra nelle immagini delle telecamere di videosorveglianza del negozio "Mondo Convenienza", dove il gruppo ha parcheggiato la Fiat Punto rossa usata per arrivare a Marcon, poi abbandonata e sequestrata dai carabinieri. La stessa utilitaria che mezz'ora buona prima del colpo è stata immortalata dalle telecamere comunali. Cos'abbiano fatto i cinque dell'assalto in quel lasso di tempo rientra nelle indagini. Forse si sono cambiati, hanno indossato i passamontagna e magari compiuto anche l'ultimo sopralluogo per avere la certezza che non ci fossero intoppi dell'ultimo minuto a sbarrare la strada.

È giallo anche sull'antifurto, forse non attivato o magari staccato successivamente, che non avrebbe suonato per dare l'allarme. Gli operai del capannone di fronte al centro commerciale hanno riferito un calo di corrente di quella sera. Forse la banda ha messo alla prova il sistema elettrico per verificare eventuali scatti di allarme. Altri sono i particolari che parlano di come il commando fosse ben informato sul contesto, magari anche attraverso fonti interne. La collocazione dell'uscita dal centro commerciale ad esempio, rispetto alla vetrina della gioielleria. Solo pochi passi separano la porta d'ingresso e uscita dalle teche che i malviventi hanno fatto aprire a una delle due commesse, ordinando di far scivolare 250 mila euro di pietre, oro, orologi e preziosi dentro ad alcuni sacchi molto ingombranti.

L'assenza della vigilanza armata era nota, come la presenza di due sole commesse a quell'ora: chissà la banda criminale quanti passaggi avrà compiuto per studiare i pattugliamenti delle forze dell'ordine in zona, assicurandosi di non doverle incrociare. Adesso sono varie le ipotesi al vaglio dei carabinieri di Venezia, titolari dell'indagine, tutte da verificare almeno fino a venerdì sera. C'è chi crede - altri dubitano - possano essere entrate in azione ex milizie armate straniere di professionisti alla testa del gruppo d'assalto, anche se il portamento immortalato dalle telecamere mostrerebbe movimenti piuttosto "goffi". I "giostrai" (chiamati così alcuni responsabili di assalti armati in passato) si sarebbero specializzati in rapine ai rappresentanti orafi, più che ai negozi, per massimizzare la resa abbassando il rischio. Ora l'urgenza, oltre ad avere l'obbiettivo della sicurezza, persegue anche la prevenzione: bande del genere, così organizzate, possono tornare a colpire in ogni momento.

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