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Venezia invasa da turisti: "Ticket? Leggi non chiare. Cambiare i flussi"

Il subcommissario con delega al Turismo Pomponio: "Servono interventi, è chiaro che la città così non può sopportare un tale numero di visitatori"

Numero chiuso a Venezia sì o no? Il dibattito in questi giorni si è infervorato anche alla luce dei ripetuti episodi di comportamenti non proprio civili di turisti provenienti da tutto il mondo. Che hanno insozzato masegni o bivaccato in ogni dove. Episodi immortalati spesso e sovente da residenti esasperati da un'estate che sotto questo punto di vista si sta rivelando lunghissima.

Inevitabile che la questione arrivasse anche al tavolo della gestione commissariale della città, che già si sta muovendo per trovare le prime contromisure. Nella consapevolezza che la quantità di gente che si riversa ogni giorno nei momenti di alta stagione in centro storico può apparire eccessiva. "E' un discorso molto complesso - commenta il subcommissario con delega al turismo Sergio Pomponio - E' un fatto che il numero di turisti è eccessivo per la capacità del territorio e della città di sopportarlo in modo adeguato. Sicuramente quindi sono necessari degli interventi".

Pomponio non è stato catapultato nella realtà lagunare all'improvviso. Da due anni a questa parte in centro storico ci vive: "Impiego mezz'ora per andare dalla prefettura a riva degli Schiavoni - dichiara - tempistiche improponibili per una città". All'orizzonte dunque si stagliano due possibilità: mettere mano ai flussi (la più soft) o istituire il numero chiuso, opzione che sempre più viene presa in considerazione da residenti e non: "Non so se avremo il tempo di attuare cambiamenti, ma è inevitabile rigestire l'accesso alla città, lavorando sui flussi - afferma il subcommissario - Pensare di utilizzare altri approdi, altri modi di raggiungere Venezia". Sul ticket, invece, la questione si fa più complessa. Non tanto sulla sua attuazione pratica (magari con filtri sul ponte della Libertà), quanto sul piano giuridico: "Bisogna ragionare in termini di diritto internazionale - puntualizza Pomponio - Venezia è infatti patrimonio dell'umanità dell'Unesco". A cascata, poi, ci sono anche la Costituzione italiana e le leggi e regolamenti del Belpaese.

Dunque pare di capire che fino alle prossime elezioni interventi "definitivi" non ce ne saranno: "Saremmo contenti se riuscissimo a intervenire sui flussi turistici e sul commercio - puntualizza il subcommissario - Vedremo se avremo tempo e capacità per portare a casa risultati". L'ipotesi, che negli ultimi scampoli dell'amministrazione Orsoni era già stata annunciata, è di cercare di valorizzare e di indurre i visitatori a sfruttare zone alternative del centro storico, che soffrono, sempre secondo Pomponio, di grossi problemi di abbandono da parte di residenti e di attività commerciali. "Interventi sono possibili - conclude - d'altronde sono una esigenza avvertita da tutti".

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Venezia invasa dai turisti, favorevole o no al numero chiuso?



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