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Il tribunale di Treviso

Il tribunale di Treviso

"La donna è inferiore": anni di violenze, alla fine lei scappa con i figli e torna in Italia

Condannato un 51enne italo-giordano: avrebbe maltrattato per anni i figli e la moglie, originaria della provincia di Venezia. Le vittime sono fuggite da Amman dopo anni di soprusi

Un incubo durato quattro anni. Anni di soprusi legati ad un regime di vita basato sullo svilimento della condizione femminile, vista come un essere inferiore. Alla fine, grazie all'aiuto di un vicino di casa, la protagonista di questa vicenda è riuscita a fuggire dalla Giordania assieme ai quattro figli e a denunciare quel marito diventato violento. A finire a processo per i reati di maltrattamenti in famiglia, minacce aggravate e lesioni personali è un 51enne italo-giordano, poi condannato dal gup del tribunale di Treviso, Angelo Mascolo, a quattro anni di reclusione. L'uomo è stato condannato anche al pagamento di 90 mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva da liquidare alla moglie e ai quattro figli, che si sono costituiti parte civile. I danni verranno quantificati per intero in sede civile.

La vicenda ha inizio nel 2009, quando la famiglia si trasferisce da un paese della provincia di Venezia ad Amman, in Giordania. La decisione era stata presa perché l'uomo, che lavora per una grossa azienda trevigiana, era diventato uno dei più grandi importatori del Medio Oriente e lì aveva piantato la sua attività lavorativa. Tutto sembrava un sogno per la donna, veneziana di nascita, e per i loro quattro figli: una bella villa e un tenore di vita elevato.

Subito dopo il trasferimento in Giordania sono però iniziati i problemi: moglie e figli (tre femmine e un maschio) sarebbero stati costretti a vivere in un contesto oppressivo e umiliante, come si legge nel capo d'imputazione. Pugni e schiaffi, conditi da minacce di morte, sarebbero stati all'ordine del giorno: violenze che scaturivano da presunte violazioni di “buona condotta”.

In un'occasione l'uomo, scoprendo che la figlia maggiore aveva un cellulare, l'avrebbe picchiata e gettata a terra, mettendole un piede in testa e puntandole un coltello al collo. Anche in quel caso avrebbe minacciato moglie e figlie di morte, investendo l'unico figlio maschio del ruolo di “garante dell'onore familiare” e instillando in lui e nelle figlie l'idea che “la donna sia un essere inferiore”.

Ma è stato un altro episodio ancor più violento, avvenuto all'inizio del 2013, a spingere la donna a decidere di abbandonare quella casa: al culmine di un pestaggio il 51enne avrebbe fatto finire la moglie con la testa contro lo stipite di una porta, provocandole la rottura di un timpano. Scappare dalla Giordania però non era cosa semplice: c'è voluto un anno e mezzo per pianificare la fuga senza che il marito potesse fermarla. Provvidenziale è stato l'aiuto di un vicino di casa, che il 22 luglio 2014 ha caricato madre e figli in auto, li ha accompagnati all'aeroporto e li ha imbarcati sul primo volo utile per lasciare il Paese, facendo loro gettare il cellulare per evitare di essere rintracciati.  

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