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Onlus, scuole e asili: stop all'Iva agevolata sull'elettricità. "Chiesti arretrati di 10 anni"

C'è chi dovrà sborsare fino a 100mila euro. Adico è in trincea per far valere i diritti dei consumatori: "Non è possibile rendere retroattivo un provvedimento del genere"

Le prime lettere indirizzate alle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) venete gestite da Fondazioni onlus, ma anche a qualche asilo e a qualche scuola, sono arrivate da alcune settimane. E non sono per nulla “incoraggianti”. Nelle missive, infatti, le rispettive ditte fornitrici di energia elettrica comunicano l’applicazione dell’Iva al 22% sulle bollette, e non più al 10, e avvertono che verranno calcolati e richiesti gli arretrati di dieci anni per quel 12% di imposta non pagata finora (ovvero la differenza fra l’Iva normale al 22% e quella agevolata, al 10).

Tutta colpa della circolare datata 19 gennaio scorso con cui l’Agenzia delle Entrate dice nero su bianco che tali fondazione devono sborsare per l’energia fornita alle Rsa un’Iva al 22%. Risultato? Ora le ditte erogatrici stanno applicando l’imposta massima e non solo alle Rsa. Anche ad asili, scuole e ad altre strutture che, come spiega l’agenzia, “effettuano prestazioni rilevanti ai fini dell’Iva, anche se in regime di esenzione”.

Di più. In Veneto a diverse realtà di questo tipo sono stati chiesti indietro gli arretrati di dieci anni in considerazione del fatto che avrebbero dovuto pagare un’iva al 22% e non al 10%. "Una vera e propria beffa, - commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico - che può avere due gravi conseguenze: da una parte, l’aumento delle rette, dall’altra la chiusura di alcune strutture dato che, calcolatrice alla mano, gli arretrati possono variare, a seconda dei consumi, fra i 15mila e i 100mila euro. Come ci hanno raccontato alcuni soci direttamente coinvolti - continua Garofolini - in tutto il Veneto residenze sanitarie assistite, ma anche asili e scuole, stanno subendo le conseguenze di questa circolare che in prima battuta era riservata solo alle Rsa, ma, data la sua ampia interpretazione, ora viene allargata anche ad altre realtà che svolgono attività rilevanti ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Ci auguriamo che l’Agenzia delle Entrate ritorni sui suoi passi anche perché non si possono cambiare le regole in corsa e pretendere perfino i pagamenti arretrati".

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