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Il foreign fighter in laguna racconta la sua vita: "Italia, nulla da temere"

Housam Najjair, irlandese convertito all'Islam, ha combattuto in Libia e Siria. Convegno "blindato" al Goldoni: "Je suis Charlie. E dopo?"

All'interno le parole, all'esterno (e tra il pubblico) pesanti misure di sicurezza. Sale l'attesa per l'evento al Goldoni "Je suis Charlie. E dopo?", una serata su cui si concentrano le attenzioni non solo di chi si interessa del rapporto tra satira e religione o della situazione mediorentale, ma anche di chi si occupa di antiterrorismo. Agenti in borghese in platea, e pattuglie a circondare venerdì (fin dal primo pomeriggio) il teatro per evitare che qualche malintenzionato possa farsi prendere da cattivi pensieri. Si tratta del primo dibattito di questo tipo, che vuole essere una riflessione su ciò che sta accadendo ai giorni nostri in forma di teatro. Un evento organizzato dal Teatro Stabile del Veneto. Tra i relatori ci sarà anche Housam Najjair, ex combattente di religione islamica e nazionalità irlandese, che racconterà la sua esperienza. Fu tra coloro che attaccarono il compound di Gheddafi in Libia, terra ora interessata dalle mire dell'Isis. Ma Housam ha combattuto anche in Siria: "Non voglio che la Libia diventi la nuova Siria - ha spiegato - non voglio che ci siano nuovi jihaidisti ed è per questo che auspico un aiuto dalla comunità europea".

La sua è la storia di un uomo che ha vissuto in prima persona i mali del nostro tempo. Che ha deciso di agire dopo aver visto in un video la crudeltà del regime di Gheddafi, in cui alcuni mercenari violentavano delle donne. Con le sue parole chiede l'intervento dell'Europa per liberare definitivamente la Libia, ma "l'Italia non ha niente da temere". Durante la serata si cercherà di capire quale sia il problema che porta a una certa "incomunicabilità" tra Islam e Occidente. Secondo Housam popolazioni che non hanno avuto libertà d'espressione per decenni non possono capire come venga intesa da noi.

"Il governo del mondo - ha proseguito Najjair - gioca a creare nemici e un bel contributo viene dalle dittature e ritengo che non potremo giudicare veramente come sono i popoli arabi finché, tolti i dittatori, avranno la libertà di educare: solo allora emergerà la loro vera natura e ci si potrà confrontare con loro. E non è vero che, come adesso si tende a dire in modo sensazionalistico, il disagio comune alle seconde generazioni, che pur vivono una crisi di identità tra l'educazione ai valori islamici e il contatto con la società occidentale, è la causa che spinge alla radicalizzazione".

Venerdì, dalle 19, terrà il filo del racconto la giornalista di LA7 Myrta Merlino. Sul palcoscenico si alterneranno le testimonianze, oltre che di Housam Najjair, di Padre Samir Khalil Samir, teologo gesuita, esperto del rapporto tra Occidente e Islam; Adnane Mokrani, intellettuale di religione islamica e Serra Yilmaz, celebre attrice turca che vive e lavora nel nostro Paese, tra le interpreti simbolo di Ferzan Özpetek.

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