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Gli yacht sequestrati

Gli yacht sequestrati

La Cassazione affonda gli yacht-hotel: "In laguna sono illegittimi"

La Suprema Corte respinge la richiesta di dissequestro dell'imbarcazione dopo che un anno fa erano intervenute le forze dell'ordine

Vietati, nella laguna di Venezia, gli yacht di lusso adibiti ad attività alberghiera senza alcun tipo di permesso edilizio e ambientale, e muniti del solo via libera all'ormeggio fornito dal Magistrato delle acque. La Cassazione ha infatti confermato il sequestro di due boat-hotel che, per quasi un anno, senza alcun tipo di autorizzazione edilizia e ambientale, e per di più scaricando le acque reflue direttamente in laguna, hanno svolto una vera e propria attività alberghiera nel canale della Giudecca. In questo modo, ad avviso dei supremi giudici, si è determinata una vera e propria "trasformazione del territorio", per tale "dovendosi considerare anche le acque territoriali", sottolinea la sentenza 7073 depositata mercoledì e relativa all'udienza svoltasi il 22 gennaio scorso.

Senza successo un 64enne, uno degli imprenditori implicati in questo giro di abusivismo, ha chiesto alla Suprema Corte il dissequestro degli yacht sostenendo che non serviva nessun permesso edilizio dal momento che le imbarcazioni non sono "equiparabili" agli immobili "stabilmente appoggiati al suolo" per i quali è necessario il nulla osta. Inoltre, secondo la difesa dell'indagato, non deturpavano il paesaggio perché i natanti in quanto tali erano privi del carattere di "stabilità e permanenza", ed era sbagliato ritenere che "fossero stabilmente installati al suolo solo perché non avevano navigato con continuità ed avevano allacciamenti ad acqua e luce". La Suprema Corte - confermando il sequestro, come deciso dal Tribunale del riesame di Venezia il 23 aprile del 2014 - ha replicato che la legge "considera come interventi di nuova costruzione, necessitanti quindi di permesso di costruire, anche quelli relativi ad imbarcazioni 'insistenti' in acque territoriali". "E non c'e' dubbio che - prosegue il verdetto - l'installazione in forma stabile e con destinazione ad attivita' ricettiva di due imbarcazioni in zona gravata da vincolo paesaggistico ambientale, dichiarata di notevole interesse pubblico con decreto ministeriale del 1985, senza nulla osta ambientale, integri il fumus del reato".

Ad avviso della Cassazione, con "motivazione adeguata e immune da vizi", il tribunale veneziano "ha ritenuto che le due imbarcazioni fossero, senza dubbio alcuno, utilizzate come strutture ricettive paragonabili ad una attività alberghiera", con riferimento anche alla relativa "pubblicita' su siti internet, con tariffe distinte per stagione" ed al fatto che i due yacht servivano al "soddisfacimento di esigenze non certo temporanee". L'attivita' di hotellerie - ricordano gli 'ermellini' - era infatti stata avviata "nel marzo aprile 2013" ed era proseguita "fino al momento del sequestro avvenuto l'undici aprile 2014". Proprio lo "snaturamento" della destinazione d'uso degli yacht in questione, conclude l'alta Corte, esclude che gli indagati in questa vicenda fossero in "buona fede" e potessero ritenere che il solo rilascio del permesso all'ormeggio esaurisse la necessita' "di ogni altra autorizzazione per la destinazione delle imbarcazioni, in modo stabile".

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