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La tassa di soggiorno serve anche per finanziare l'ufficio cerimoniale

Dove vanno a finire gli introiti dell'imposta turistica? Andrebbero sfruttati per il patrimonio culturale, ma verrebbero utilizzati anche per altro

Nei giorni scorsi era stata posta una domanda precisa dall'associazione "Venessia.com": dove finiscono gli introiti derivanti dalla tassa di soggiorno? Il Gazzettino risponde spulciando le varie destinazioni dei 24 milioni di euro in entrata nelle casse di Ca' Farsetti. Il quesito era arrivato dopo che il presidente della Biennale Paolo Baratta, per sostenere i costi di manutenzione dei palazzi e dei beni culturali lagunari, aveva lanciato l'idea di una "city tax" d'accesso al centro storico.

Ma non doveva esserci già la tassa di soggiorno per questo obiettivo? Almeno così si spiega nelle brochure consegnata ai turisti per giustificare il surplus nel conto da saldare. Il ricavato, però, stando a quanto riporta il quotidiano, non andrebbe però a manutenzioni e restauri, e solo in parte sarebbe utilizzato per finanziare attività collegate al patrimonio culturale della città.

Così si scopre che otto milioni di euro nel 2013 sono stati previsti per l'attività di controllo e presidio della polizia municipale in centro storico (utilizzo più che accettabile naturalmente), altri sono stati assegnati ad attività tipiche, come le remiere. I punti di domanda principali riguardano invece i 270mila euro concessi per il "costo del personale del servizio cerimoniale" o i 65mila euro per "attività promozionali e di valorizzazione di Venezia anche in favore della candidatura a Capitale Europea della Cultura ad Expo 2015". Tra le cifre impegnate anche 180mila euro assegnati alla Fondazione "Bevilacqua La Masa".

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