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Impiegati nei campi in condizioni di semi schiavitù: scoperti 8 lavoratori in nero

Tutti cittadini bengalesi, vivevano in un container e lavoravano per paghe da fame in un terreno a Cavarzere. Denuncia per 2 persone, sono accusate per casi simili a Chioggia

Il blitz porta alla luce ciò che i carabinieri avevano iniziato a sospettare sorvolando l'area nelle settimane scorse. È stato scoperto a Cavarzere, in località Punta Pettorina, un caso simile a quello già visto a Sant'Anna di Chioggia circa un mese fa: lavoratori impiegati nei campi e fatti vivere in condizioni a dir poco precarie all'interno di prefabbricati all'interno dello stesso terreno. Ogni giorno 8 persone, tutte di nazionalità bengalese, si dedicavano al lavoro sulle coltivazioni per paghe misere, che si aggiravano tra i 100 e i 150 euro al mese. Non schiavitù, ma quasi.

È quanto accertato dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, assieme ai colleghi della compagnia di Chioggia e della stazione di Cavarzere. A sorvolare l'area, e a fornire in questo modo i primi input alle indagini, sono stati invece i militari dell'Arma del 14esimo Nucleo elicotteri di Treviso. L'operazione si è conclusa il 2 dicembre con un blitz degli uomini in divisa: al momento dell'intervento erano presenti 7 persone al lavoro (si è poi accertata l'esistenza di un ottavo), tutte in nero. Solo 5 sono risultati regolari sul territorio nazionale, mentre gli altri 2 erano in tutto e per tutto clandestini. Uno di loro era tra quelli già identificati nei fondi agricoli a Chioggia: a lui, già destinatario di provvedimento di espulsione, è toccata una denuncia per inottemperanza alla misura.

Un'altra denuncia è scattata per i presunti "schiavisti", un uomo e una donna bengalesi, tra i 25 e i 30 anni. Gli stessi già scoperti a Chioggia. Anche in questo caso dovranno rispondere dei reati di sfruttamento del lavoro, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e occupazione di lavoratori senza permesso di soggiorno. Dal punto di vista amministrativo sono state elevate sanzioni per quasi 50mila euro. Accertamenti sono in corso anche sul proprietario del fondo, un uomo di Porto Viro, nel Rodigino.

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