"Stipendi in ritardo e zero sicurezze: appalti al ribasso e a pagare sono sempre i lavoratori"

È la denuncia di Filctem e Femca contro una ditta di bonifiche e smaltimento di rifiuti di Marghera: "come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti?"

Ditte indebitate, stipendi pagati attraverso acconti, nessuna certezza, cassa integrazione e infine minaccia di licenziamenti. Queste le condizioni descritte dalle sigle Filctem Cgil e Femca Cisl per i dipendenti di un' azienda di servizi ambientali e bonifiche, con sede a Marghera, che da anni, e dopo la cessione di un ramo d'azienda, continuerebbe, secondo i sindacati, a non garantire certezza alcuna ai dipendenti.

Gare d'appalto

"Abbiamo a che fare con un’azienda che - scrivono i sindacalisti Cgil e Cisl, Davide Stoppa e Francesco Coco - continua a pagare i dipendenti con ritardi sistematici e continuativi - e questa, spiegano, è una situazione che va avanti dal 2009. "Abbiamo chiesto più volte alla società il motivo di questi ritardi, ma le responsabilità sono sempre state scaricate sulle committenti - continuano Coco e Stoppa -, cioè sui gruppi più grandi che appaltano alle ditte più piccole questi lavori, spesso creando gare al massimo ribasso, che talvolta permettono di potersi aggiudicare i lavori solo a fronte di pesanti restrizioni di spesa, tagli e risparmi, spesso a scapito dei lavoratori".

'Acconti, non stipendi'

"I dipendenti vengono pagati in ritardo in media di 2 mesi - scrivono le sigle -, prima ricevono un acconto e solo dopo molti giorni o mesi arriva il saldo.
Ci chiediamo se le ditte committenti siano a conoscenza che i lavoratori vivono questa situazione da 9 anni e chiediamo a quest'ultime di bloccare il pagamento delle fatture per dare priorità agli stipendi. Nel giugno del 2017, invece di saldare gli arretrati dei lavoratori, questa company di Marghera cede un ramo d’azienda ad un'altro gruppo, affermando che tra di esse non esiste alcun legame. Ma si capisce che non è così: dalla forma societaria, dal fatto che c'è integrazione sulle commesse, che si ripete lo stesso sistema dei pagamenti dei lavoratori in ritardo e l’incubo per gli addetti. Ci chiediamo come si possano aprire nuove società prima di sistemare le posizioni retributive dei dipendenti, e perché si metta capitale sociale su una nuova azienda senza sistemare gli stipendi dei lavoratori".

Cassa integrazione

Il bello sembra arrivare dopo, perché "a un mese e mezzo dalla costituzione del rampo d'azienda - raccontano i sindacati veneziani - la società procede all'apertura della cassa integrazione, successivamente bocciata dall’Inps, per mancanza di requisiti. Le conseguenze del mancato accogliemento della Cig non fanno che riversarsi ancora una volta sui lavoratori, lasciandoli per mesi senza retribuzione".

'Pronti alla lotta'

Secondo quanto riferito da Filctem e Femca, le richieste d'incontro congiunte dei sindacati, rimangono inascoltate. "La nostra preoccupazione - scrivono le sigle - ormai ci porta a dubitare di ogni singola promessa di ripresa e di rilancio che l'azienda da anni ci propina, facendoci credere che le colpe sono sempre da imputare ad altri, a volte dei grandi gruppi che non gli rilasciano i permessi per i lavori, altre a causa della perdita di gare di appalto, al ribasso. Anche se spesso non si capisce dove stia la verità, in un paese dove sugli appalti c’è molto da indagare, non possiamo pensare che a rimetterci siano i lavoratori, che non hanno garanzie per la loro retribuzione.

A causa di queste continue incertezze ci sono operatori che si sono indebitati. Non è per noi ammissibile. E dopo i ritardi sono arrivate pure le minacce - scrivono Stoppa e Coco -. Hanno detto ai lavoratori: 'Se avete pazienza di aspettare, bene, altrimenti se volete i vostri soldi vi licenzio, così li potete avere'. Pretendiamo - concludono - che queste due aziende si mettano in regola con i pagamentie entro il mese di giugno. Il tempo delle favole è finito, abbiamo indetto un’assemblea con tutti i lavoratori per discutere la strada da intraprendere, ma se la posizione dell’azienda rimarrà invariata, le organizzazioni sindacali intraprenderanno azioni di lotta per arrivare ad una soluzione della vertenza. Se ciò non bastasse, convocheremo le parti in direzione territoriale del lavoro".

"Sindacati fuori dal mondo del lavoro"

"I sindacati non comprendono le enormi difficoltà delle medie e piccole imprese - ribatte d'altro canto l'azienda in questione, per voce dell'amministratore e socio unico -. Le sigle hanno descritto in modo assolutamente inesatto e pretestuoso, le condizioni che hanno provocato negli ultimi sei anni le difficoltà che la ditta ha dovuto affrontare e sta affrontando. La situazione attuale è figlia di eventi passati e, in particolare, del fallimento della vecchia spa, dalla quale avevamo acquisito i rami di azienda, bonifiche e trasporti e relativi dipendenti, e la cui cessione è stata in seguito revocata dal tribunale, provocando un danno all'azienda".

"A fronte poi del riacquisto a prezzo di grande sacrificio - scrive l'amministratore -, abbiamo potuto ricominciare ad operare in situazione di normale gestione. Da ben sei anni chi guida questa società ha dovuto, con enormi sacrifici personali e rischiando tutto, combattere una strenua lotta per difendere e far crescere l'azienda. In una situazione di appalti al ribasso e crollo delle commesse, insufficienti per una continuità lavorativa, in cui si è creata l'opportunità di differenziare le attività d'impresa, con la cessione, a mezzo contratto d'affitto, del ramo bonifiche ambientali a una società creata appositamente", racconta e prosegue -. Questa iniziativa è un tentativo concreto di creare un nuovo mercato che, soprattutto nei primi anni potrà dare risultati economici e garantire continuità e occupazione ai dipendenti".

'Iniziative a tutela dei dipendenti'

"Così come fu l'acquisto dei rami aziendali, dove la scrivente risultò aggiudicataria perchè fu l'unica che fece l'offerta, sia per le attrezzature aziendali che per i dipendenti presenti, che diversamente sarebbero rimasti disoccupati - scrive l'amministratori -. Anche oggi come allora la nuova iniziativa che è stata citata come negativa dai sindacati, è stata ragionata per garantire ai lavoratori una certezza e un impiego certo. Cosa che i sindacati hanno interpretato come una volontà di speculazione! Ridicolo e irrispettoso, ma soprattutto drammatico, per l'incapacità di lettura dei fatti aziendali dimostrata".

"Ritardi degli stipendi"

"In merito ai ritardi degli stipendi - chiarisce po l'amministratore - voglio ricordare che la situazione attuale vede il ritardo di un solo stipendio arretrato, e che tale situazione si è creata per un blocco operativo collegato essenzialmente a ritardi burocratici. Abbiamo chiesto ai sindacati di supportare l'azienda intervenendo dal committente per accelerare l'iter, ma la risposta è stata 'ma noi là dentro, (uffici Committenza), non sappiamo con chi dobbiamo parlare', e a questo si aggiunga che le banche hanno cessato ogni collaborazione possibile con le imprese locali".

Sottolinea, l'amministratore unico dell'azienda: "Sorrido amaro per i toni e l'atteggiamento che i sindacati hanno verso l'azienda, perchè per l'ennesima volta non hanno capito che non siamo più negli anni settanta e che l'imprenditore è un lavoratore come gli altri, e queste iniziative 'contro', sono in realtà contro i lavoratori e l'azienda medesima. La lotta di cui si parla, se giocata in questo modo e con questi criteri, se vedrà l'atteggiamento di contrapposizione insensata protrarsi, non potrà che trasformarsi in una sconfitta delle imprese e dei lavoratori".

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