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Dramma impiegati comunali: "A giorni 120 licenziamenti, serve provvedimento urgente"

L'appello di Diccap in una lettera inviata, tra gli altri, al presidente della Repubblica e al primo ministro. "Tutti a casa di qui alla fine dell'anno. Un patrimonio gettato alle ortiche"

"Una situazione drammatica" a pochi giorni dalla fine dell'anno, con lo spettro licenziamento che incombe su tantissimi lavoratori. È quanto denunciato dal sindacato Diccap, che sul tema ha inviato una lettera indirizzata alle massime cariche dello Stato: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini e tutti i deputati e i senatori.

"Tra il 16 e il 31 dicembre - si legge - scadranno i contratti a tempo determinato di 119 lavoratori della pubblica amministrazione impiegati nel Comune di Venezia. A questi si aggiungono altri 5 lavoratori con contratto Co.Co.Co. ed un’altra ottantina di precari delle scuole dell’infanzia e dei nidi comunali, (questi ultimi già disoccupati almeno dal luglio 2016 per il divieto di assunzione derivante dal mancato rispetto del patto di stabilità)".

"L’amministrazione comunale non ha presentato il necessario piano pluriennale di deprecarizzazione - scrive Diccap - nonostante l’assessore al Personale abbia dichiarato l’importanza di questi lavoratori. Ci pare indegno che queste persone abbiano ricevuto il benservito: a tre giorni dal termine del loro contratto di lavoro ancora prestano con dedizione la loro professionalità - un patrimonio della comunità gettato alle ortiche - per garantire servizi essenziali o importanti ai cittadini veneziani (servizi anagrafici, servizi sociali di assistenza agli anziani, ai disabili, ai minori, agli immigrati, ai tossicodipendenti, o ancora i servizi culturali o di assistenza alle imprese, o i servizi educativi all’infanzia)".

"Chiediamo di approvare un provvedimento urgente - è l'appello rivolto ai politici nazionali - per la stabilizzazione del lavoro precario, un provvedimento che era nell’aria in fase di approvazione della legge di stabilità, poi sfumato a causa della crisi di governo e dell’apposizione della fiducia al Senato".

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