Le Muneghette, caldaia rimessa in funzione

Caritas ammonisce: «Intervento non autorizzato». Da quasi un mese persone negli alloggi senza riscaldamento: «Non siamo nelle condizioni di affrontare soluzioni temporanee». Iniziativa di raccolta fondi per i nuovi progetti sull'immobile (liberato) di Castello

Castello, foto del sito internet del Patriarcato

Chiunque avrebbe abbandonato un atto eroico di resistenza, per proteggere la propria casa, come rimanerci dentro senza riscaldamento. Gli abitanti dello stabile Le Muneghette a Castello, con una quarantina di alloggi, dato dall'Ire alla Diocesi e gestito dalla Caritas, in parte per ospitare persone fragili o in difficoltà, senza gas lì dentro sono rimasti fino a venerdì sera. Poi hanno scoperto che, contrariamente a quanto era stato comunicato, non c'era una «rottura definitiva della centrale termica». La caldaia in blocco è stata fatta ripartire da tecnici che si sono messi al servizio per senso di umanità verso 8 persone rimaste al freddo. 

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Gli invisibili

Gli inquilini delle Muneghette, mandati lì dai servizi sociali, 8 per la Caritas, che ha contato i destinatari delle lettere di sfratto inviate, almeno il doppio, secondo i testimoni, per la presenza di due famiglie con mogli e figli piccoli, hanno cominciato a ricevere gli avvisi per liberare gli alloggi la scorsa primavera. Dopo le lettere è arrivata l'acqua granda e le utenze, inclusa la luce poi ripartita, sono venute meno. Adoperare l'acqua fredda, fino a un certo punto, è stato anche possibile. Ma poi, mercoledì scorso, all'ennesima proposta di sistemazione temporanea altrove, alcuni hanno accettato e sono partiti in pullman alla volta della terraferma, in un albergo. Le missive della Caritas sono sempre state corredate da offerte di sistemazione provvisorie, in hotel o dormitori. Ma per le famiglie o per i disabili queste soluzioni sono difficili «da gestire e da accettare». Dai servizi sociali o dal Comune non sono mai arrivate offerte di case vere e proprie, secondo queste persone. E, anche se già le Muneghette in origine dovevano essere una soluzione provvisoria, alcuni degli ospiti raccontano di essere lì da più di sei anni, e di aver partecipato al bando per l'assegnazione di casa pubblica, ora in attesa della graduatoria. Li hanno chiamati abusivi, in realtà sono stati dimenticati. Non avevano il diritto di chiedere più nulla, quanto a manutenzioni, dopo l'acqua alta. Ma lì alle Muneghette sono rimasti lo stesso. In silenzio, senza dare troppo nell'occhio. A cercare "potaceti", qualche occasione, piccoli servizi per prendere qualche soldo e andare avanti. Perché spostarsi? Per andare dove? A fare cosa? Quando il diritto della Caritas ha fatto irruzione nei piccoli alloggi, non in buono stato e con il portone rotto e impossibile da chiudere, loro si sono barricati negli appartamentini. Hanno sopportato fin quando è stato possibile. Meglio stringere i denti che andare via per poco e perdere tutto. Il Patriarcato, ufficialmente, ha sempre rivendicato la necessità di liberare l'immobile per poter eseguire i lavori, ma non per far tornare quelle persone all'interno, una volta terminati gli interventi. E comunque, se la caldaia è ripartita, come riferito, la rottura forse non era definitiva.

La casa come diritto

«Sono usciti quasi tutti - dice la Caritas - C'è una famiglia che troverà accoglienza, nelle prossime ore, in un istituto religioso a San Marco, poi riceverà una sistemazione a Mestre. Altre 3 persone invece incontreranno la prossima settimana i servizi sociali incaricati di accompagnarli in un percorso di nuova sistemazione». «Almeno, grazie alla ripartenza della caldaia - dice il portavoce del Gruppo25Aprile Marco Gasparinetti - affronteranno un colloquio con gli assistenti in una condizione fisica più accettabile non dopo aver trascorso un altro fine settimana al freddo». «Se l'impianto è stato rimesso in funzione senza autorizzazione, in mancanza delle condizioni di sicurezza, qualcuno dovrà rispondere», commenta il Patriarcato. Ma la domanda, che non trova risposta, è come mai non si sia provveduto prima a mettere al riparo questa gente, trovando soluzioni accettabili e accettate da tutti, per non rischiare che qualcuno rimanesse al freddo, come è successo, costringendo alcuni a mollare l'osso per sfinimento. Per di più affermando ufficialmente la «rottura definitiva della centrale termica». Perché chiamare queste persone “abusivi"? Furono assegnati legittimamente a quelle destinazioni. Ora il problema dell'alternativa è diventato un loro problema. Ma l'abitazione è un diritto per l'articolo 25 della dichiarazione universale dei diritti umani, specie per chi non può provvedere perchè si trova in difficoltà o è un minore o è invalido.

La riattivazione

«Il nostro auspicio è che da tutte le parti prevalga lo spirito di dialogo e conciliazione volto alla soluzione del problema, che significa una diversa collocazione delle persone rimaste nella struttura (otto in tutto), rispettosa della dignità umana e non solo una provvisoria - scrive il Gruppo25Aprile -. La motivazione del gesto umanitario non è certo «sfidare» le autorità preposte alla gestione delle Muneghette (a cui compete la manutenzione ordinaria degli impianti) ma rasserenare gli animi di persone duramente provate da 24 giorni trascorsi senza acqua calda e senza riscaldamento. Il gesto umanitario di riattivazione della caldaia è stato quindi compiuto all’unico scopo di facilitare il compito di chi meritoriamente sta cercando di individuare la soluzione più consona ad ogni singolo caso individuale». Solidarietà da un avvocato che si è offerto di «fornire gratuitamente alle persone che ne avessero necessità assistenza legale per affrontare la situazione».

Cosa diventerà l'immobile 

«Un centro che si fa in quattro per chi ha bisogno - si legge sul sito web del Patriarcato di Venezia che anticipa la destinazione futura che la Caritas ha deciso di impremere all'immobile Le Muneghette di Castello -. Svolgerà quattro funzioni. La prima sarà quella di refezione, cioè dare un pasto ai poveri e a chi è in difficoltà. La seconda sarà l’accoglienza temporanea e d’emergenza di donne o singoli e famiglie per un tempo limitato, all’incirca tra i sei mesi e l’anno. Infine ci sarà una quarta funzione. Uno spazio servirà come foresteria per gruppi, soprattutto parrocchiali, che vorranno fare esperienza di servizio e di formazione a Venezia. L’apertura alle Muneghette assorbirà una storica realtà della carità veneziana: la mensa Betania». Per finanziare questo progetto c'è un'iniziativa, si chiama "Water of Love": una serata all'insegna della gioia e della solidarietà a favore dei più deboli per sostenere il progetto. Musica dal vivo e Dj Set animeranno la serata. Adesione: 120 euro a persona, contributo destinato alla ristrutturazione e alle nuove finalità delle Muneghette.

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