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Il presidente della Corte costituzionale: "Il ricorso diretto porterebbe al collasso"

"Sarebbe il massimo della democrazia - ha detto - Ma è impraticabile". Lectio magistralis a Venezia, presenti l'assessore Romor e il presidente dell'Ordine degli avvocati Chersevani

L'uso dell'amparo in Italia, ovvero il ricorso diretto dei cittadini alla Corte Costituzionale, "porterebbe al collasso" il sistema. Lo ha affermato giovedì a Venezia il presidente Paolo Grossi al termine di una lectio magistralis su "Potere e diritto" all'università Ca' Foscari. "Certo, il massimo della democrazia è permettere al cittadino un colloquio diretto con il giudice delle leggi - ha sottolineato - ma la mole di ricorsi che si presenterebbero sui tavoli dei giudici bloccherebbe di fatto l'attività della Consulta".

Alla lezione ha partecipato anche l'assessore alle Politiche educative, Paolo Romor: “L'evento di oggi - ha detto -, offerto ai dottorandi ma aperto anche all'Ordine degli avvocati, conferma l'altissimo livello dell'attività accademica svolta da Ca' Foscari, fiore all'occhiello e vanto per la città.” La mattinata è stata aperta da Tiziana Lippiello, prorettore vicario di Ca' Foscari, che ha fatto un excursus sull'offerta didattica dell'ateneo veneziano in campo giuridico; è seguito poi l'intervento del presidente dell'Ordine degli avvocati di Venezia, Paolo Maria Chersevani, che, ponendo inizialmente il problema se sia nato prima il potere o il diritto, ha sostenuto la necessità che si lavori oggi affinché seguano la stessa strada. A moderare e a tracciare il profilo del relatore principale, infine, Carmelita Camardi, coordinatore del dottorato in diritto, mercato e persona di Ca' Foscari.

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