Legambiente a Gentiloni: "Grandi navi a Marghera, da Malamocco e canale dei Petroli"

L'associazione a difesa dell'ambiente scrive al presidente in occasione della sua visita a Venezia, martedì. "Si sposti il porto turistico all'interno dell'area industriale"

"Il futuro di Venezia non viaggia sulle grandi navi". E' secca e inequivocabile la posizione di Legambiente sul tema. Una delle questioni cardine, insieme allo sviluppo dell'area di crisi complessa, che saranno dibattute all'incontro di martedì, fra il presidente del Consiglio Gentiloni e le istituzioni, alla Raffineria di Porto Marghera.

"Evitare lo scavo di ulteriori canali in laguna"

"Pianificazione integrata e rigenerazione urbana sono le chiavi per il nuovo rinascimento della città – dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto –. E costituivano il messaggio di apertura della lettera che Legambiente indirizzò nel 2013 all’allora presidente del Consiglio, Enrico Letta. Quattro anni dopo, a cinque anni dall'entrata in vigore del decreto Clini-Passera mai rispettato, che vietava l'ingresso delle grandi navi in laguna, ci rivolgiamo all'attuale presidente del Consiglio, Gentiloni con lo stesso messaggio perché non si perda ulteriore tempo in chiacchiere e si avvii al più presto una concreta progettualità per lo spostamento del Porto Turistico nell'area di Porto Marghera, evitando ulteriori scavi di nuovi canali in laguna per far arrivare le grandi navi nell'attuale, inadatta, marittima.”

"Spostare il terminal crocieristico a Porto Marghera"

Le recenti indicazioni che arrivano dal Governo, dal Comune di Venezia e dalla stessa autorità portuale, con il supporto palesato recentemente anche dagli industriali, sembrano aver finalmente colto la necessità di spostare il terminal crocieristico delle grandi navi a Porto Marghera, entrando dalla bocca di porto di Malamocco e attraversando il Canale dei Petroli. “Un percorso che Legambiente aveva suggerito già nel 2013 – ricorda Lazzaro – anche se allora fummo accolti con disprezzo e quasi osteggiati dall'autorità portuale (allora presieduta da Paolo Costa) e dall'allora neo sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che invece ora sembrano aver cambiato idea. Accogliamo con piacere il cambio di rotta, anche se rattrista molto aver perso 4 anni a guardare gli attori principali di questa vicenda affaccendati a difendere e contrapporre tra loro soluzioni obsolete e novecentesche, promosse da gruppi di interesse che di quegli anni evidentemente amano riproporre sempre e solo il peggio. Mi riferisco alle svariate proposte di scavo di nuovi canali così come alle proposte di terminal alle bocche di porto”.

"Evitare gli scempi e gli sprechi del Mose"

Preso atto quindi che la scelta di Marghera risulta essere possibile, Legambiente sottolinea la necessità che su quest'area nevralgica si avvii uno sviluppo consapevole della nuova area portuale, in un territorio particolarmente delicato quale quello di Porto Marghera. Per evitare gli scempi e gli sprechi già compiuti in Laguna con il Mose, Legambiente ribadisce che la fase che dovrà essere avviata dovrà essere quella della pianificazione integrata e della progettazione partecipata, per permettere una successiva ed imprescindibile valutazione di impatto ambientale della costruzione della nuova area portuale e dei lavori di scavo che sarà necessario eseguire nel Canale dei Petroli. Quest’ultimo presenta, infatti, una situazione delicata di equilibrio idrodinamico che dovrà essere attentamente valutata in fase di progettazione, oltre alla fattibilità tecnica del passaggio delle grandi navi per l’intero percorso del canale.

Legambiente, ribadendo la propria contrarietà al mantenimento della portualità turistica in Laguna, afferma che "è necessario prevedere da subito un piano di riduzione del numero di navi entranti in Laguna e allo stesso tempo creare un piano integrato tra i 3 porti dell’Alto Adriatico (Ravenna-Venezia-Trieste), cercando di limitare al minimo l’arrivo a Venezia delle navi di stazza superiore alle 40 mila tonnellate (che erano infatti state vietate dal inapplicato Decreto Clini-Passera), spostandole gradualmente verso porti più compatibili alle loro dimensioni (come indicato anche recentemente da Italia Nostra) almeno fino al termine dei lavori del nuovo terminal veneziano".

Legambiente "boccia le proposte di scavo di uno o più nuovi canali all’interno della laguna (quale il canale Vittorio Emanuele), avanzate nuovamente dall’Autorità Portuale e da altri soggetti economici e politici del territorio", per far entrare le grandi navi in laguna, in attesa del nuovo porto a Marghera. “Chiediamo al Capo del Governo – commenta Paolo Franceschetti, neo-presidente del Circolo di Legambiente Venezia – ma in particolare ci rivolgeremo presto anche al Ministro Del Rio, incaricato da Gentiloni a presiedere la riunione del Comitatone convocato per il prossimo 7 novembre, di valutare negativamente tutte le proposte che prevedano lo scavo di nuovi canali in laguna tanto più se servono solamente a garantire un'accesso all'attuale Porto per le grandi navi che invece, sembrano convenire tutti, andranno presto a Marghera".

Rilanciare l'attività industriale a Porto Marghera

Secondo Legambiente un tema da affrontare dovrà essere quello della riqualificazione dell’area di Porto Marghera, per provvedere, da un lato il mantenimento e lo sviluppo dell’attività industriale e manifatturiera in un’ottica di innovazione, come richiesto dai vari sindacati, e allo stesso tempo una pianificazione integrata di tutta l’area comunale attraverso il recupero e rilancio di Marghera, dopo gli anni di abbandono e degrado seguiti alla crisi del ciclo della chimica. Lo spostamento del terminal passeggeri a Marghera dovrebbe essere l’occasione anche per un’inversione di rotta delle mete turistiche, oggi concentrate soltanto verso un mordi e fuggi del centro storico di Venezia, per far riscoprire le bellezze dell’entroterra, attraverso un turismo consapevole e sostenibile.

Legambiente chiede al presidente anche di prevedere un piano di riduzione delle emissioni derivanti dalle navi e dal traffico marittimo in generale, con l’imposizione di utilizzo di carburanti a minor impatto ambientale (mettendo per esempio al bando l’olio combustibile pesante oggi largamente impiegato) e con l’installazione di catalizzatori per gli ossidi di azoto. Le emissioni associate al traffico marittimo sono  indiscutibilmente in continuo aumento, per questo per gli ambientalisti è improrogabile l'imposizione di controlli della qualità dell'aria con monitoraggi in continuo degli inquinanti immessi in atmosfera.

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