"Aiutateci, non vorremmo essere costretti a sperare che nostro figlio finisca in carcere"

Un 21enne con problemi psichici si lascia andare a episodi di violenza e reati. I genitori: "Urgono soluzioni". Ulss 3: "Serve il suo consenso per l'ospitalità in una struttura adeguata"

L'ospedale di Dolo, dove viene seguito il giovane

"Non vorremmo essere costretti a sperare che nostro figlio diventi tossicodipendente. Non vorremmo essere costretti a sperare che nostro figlio venga sottoposto a custodia cautelare. Non vorremmo che si parli in futuro di 'tragedia annunciata'". E' una lettera piena di disperazione quella di due coniugi miresi che ne hanno letteralmente passate di ogni, sempre al fianco del proprio figlio, sempre nel mirino delle sue possibili intemperanze, a causa anche del suo stato di salute mentale. "Lui ha 21 anni - racconta il padre, che si è deciso a raccontare la sua storia ai media come "ultima spiaggia" - Negli ultimi anni abbiamo dovuto confrontarci con la manifestazione di un suo grave disturbo di personalità. Ultimamente tutto ciò ci ha portato a scontrarci ripetutamente con episodi al limite della sopportabilità di convivenza, caratterizzati da gesti scellerati e di piccola delinquenza in famiglia, anche sotto uso di alcol e droghe, sempre segnalati invano alle forze dell’ordine".

Vicenda che si trascina da tempo

Una vicenda che parte da lontano, ma che negli ultimi tempi è peggiorata, tra episodi di autolesionismo o peggio: "Non abbiamo mai rinunciato a farci aiutare dalle figure professionali del settore: psicologi, neuropsichiatri, psichiatri in particolare, oggi dal Centro di salute mentale di Dolo - continua il padre - non si contano gli accessi in clinica e in pronto soccorso. Siamo stati costretti a trovare un alloggio alternativo alla famiglia (per evidenti questioni di sicurezza) e alla strada, sempre in attesa di una struttura comunitaria idonea". La richiesta di una soluzione viene rivolta in primis all'Ulss 3: "Abbiamo più volte sollecitato il Csm di Dolo, nel concretizzare il progetto terapeutico di vita in ambito comunitario, non più rinviabile - si sottolinea - Un progetto che starebbe naufragando per questioni di risorse a disposizione dell'azienda sanitaria".

La replica dell'Ulss 3

Parole cui l'Ulss 3 controbatte in maniera netta, ribattendo che il problema non sarebbe di natura economica, bensì di legge: "Ad impedire l’accoglimento del giovane in una struttura di ospitalità adeguata è stata, fin qui, la totale indisponibilità del soggetto, che si è finora sempre opposto a questa soluzione, negando il consenso giuridicamente necessario - si afferma in una nota - In occasione dell’ultimo lungo ricovero in Psichiatria, conclusosi recentemente, non essendoci i termini richiesti dalla legge per proseguire la degenza senza il necessario consenso, gli operatori dell’Ulss 3 Serenissima hanno cercato di costruire un percorso in tal senso. Hanno trovato la disponibilità concreta e immediata da parte di una struttura di accoglienza e il giovane, grazie al paziente lavoro degli operatori, ha dato importanti aperture all'inserimento. Si cercherà quindi di concretizzare a breve questo obiettivo, che da tempo gli operatori stanno cercando di perseguire, ma che richiede in ogni caso per legge la disponibilità della persona".

Soccorso in Romania

Il culmine di questo impasse è stato toccato di recente, quando il 21enne è scomparso nel nulla ed è stato trovato in condizioni molto difficili al confine tra Moldavia e Romania: "E' stato raggirato da alcuni fantomatici 'amici' - si racconta - E' stato soccorso in una stazione di servizio da un ragazzo che parlava italiano, al freddo da giorni, senza cellulare, venduto per pagarsi il viaggio. Solo grazie a questo 'angelo', siamo riusciti a salvarlo e a rimpatriarlo. Questa esperienza di estrema precarietà e “auto abbandono” gli è costata, al rientro in Italia, un intervento chirurgico a un polmone, per le gravi lesioni subite". 

Si cerca una soluzione

A quel punto il giudice ha disposto la nomina di un amministratore di sostegno, ma la soluzione è ancora lontana: "Il ragazzo non è più in grado evidentemente di autodeterminarsi nella vita quotidiana, figuriamoci nella gestione delle necessarie cure farmacologiche", sottolineano i genitori, che chiedono uno sforzo da parte di tutti: "Non possiamo certo confidare, come genitori, nell’unica prospettiva e possibilità di cura che ci è stata prospettata dal servizio di Psichiatria (ma l'Ulss 3 ribatte che sarebbe stato individuato un percorso d'aiuto, ndr) cioè la speranza che un magistrato, a fronte dei reati che inevitabilmente un ragazzo così disturbato potrebbe compiere, possa un giorno richiedere al giudice una custodia cautelare alternativa al carcere, presso una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza - dichiarano i genitori - Non possiamo nemmeno sopportare l'idea di sperare che nostro figlio diventi tossicodipendente, perché in quel caso ci è stato detto che i Serd avrebbero i fondi per gestire la terapia comunitaria. Ci sentiamo abbandonati a noi stessi - si conclude - Non ci resta che lanciare all’opinione pubblica e in particolare alle istituzioni, questo messaggio che a noi appare come una vera e propria tragedia annunciata, di cui però ognuno di noi, membro di una società apparentemente sana e civile, ha una piccola responsabilità"

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