Tremila insegnanti diplomati magistrali licenziati in Veneto

Veneto, Donazzan: «Insulto al buon senso. Cambiate le regole di ingaggio sulla pelle dei docenti e degli alunni, ignorando la didattica e l’esperienza di chi insegna da 10 anni»  

Diplomati magistrali foto di archivio

L’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan, incontrando oggi una delegazione dell’Anief veneta, sindacato degli insegnanti e dei formatori che supporta la denuncia dei diplomati magistrali, prende posizione a favore delle maestre e dei maestri della scuola primaria a cui per oltre 45 anni è stato consentito di insegnare in virtù del valore abilitante all’insegnamento della scuola magistrale (istituita con regio decreto del 1923) e che una sentenza del Consiglio di Stato a fine 2017 ha escluso dal doppio canale di reclutamento e dalle graduatorie ad esaurimento.

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La programmazione e le supplenze

«La vicenda dei diplomati magistrali è grave per le insegnanti licenziate e imbarazzante per i governi che si sono succeduti», ribadisce l’assessore regionale. «È stata ignorata l’esistenza degli insegnanti diplomati magistrali in forze da anni nelle nostre scuole primarie, senza risolvere la paradossale situazione di essere incardinati nel sistema scolastico, e quindi riconosciuti capaci di insegnare, ma licenziati dallo Stato. «La Regione purtroppo non ha poteri normativi in questo campo – conclude – ma è anche in forza di vicende assurde come questa che rivendica l’autonomia organizzativa nell’ambito dell’Istruzione»: per Donazzan porrebbe rimedio a una storica carenza di programmazione che vede ogni anno migliaia di cattedre affidate a supplenti, a scapito del diritto degli alunni alla continuità didattica. I dirigenti scolastici non riescono a coprire le cattedre in modo stabile prima di novembre, «perché le norme farraginose del ministero hanno finito per istituzionalizzare graduatorie confuse e precariato a vita, e intanto si lasciano a casa 3 mila storici insegnanti della scuola primaria».

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