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Life Vimine, proteggere le barene dall'erosione: giovedì lo stato dell'arte

Difendere il territorio della laguna del nord utilizzando materiale naturale: posate 4 mila fascine, infissi 11 mila pali nel terreno, mille e 500 metri quadri di ripascimento con sedimenti. I risultati di 4 anni di lavoro promosso dall'Università di Padova, in collaborazione, tra gli altri, con il Comune di Venezia

Novantacinque ettari di barene e 258 di velme protetti, grazie alla posa di 4 mila fascine e all'infissione in acqua di 11 mila pali, nonché mille e cinquecento metri quadri di ripascimenti con sedimento. Sono solo alcuni dei numeri che sintetizzano quattro anni di lavoro del progetto Life Vimine, promosso dal laboratorio di analisi dei sistemi ambientali dell'Università di Padova (in collaborazione con Comune di Venezia, consorzio Bonifica acque risorgive, Provveditorato Interregionale alle Opere pubbliche per il Veneto, Trentino e Friuli, Agenda 21 Srl, Foundation for Sustainable Development, Selc) con l'obiettivo di proteggere dall'erosione le barene e le paludi più interne della laguna nord utilizzando materiale naturale.

Risultati che saranno presentati nel corso della conferenza finale del progetto, in programma giovedì 22 giugno, a Palazzo Cavalli Franchetti a Venezia, come è stato spiegato martedì mattina nel corso della conferenza stampa alla Carbonifera, a cui hanno preso parte l'assessore comunale all'Ambiente, Massimiliano De Martin, la presidente della V Commissione consiliare, Lorenza Lavini, il consigliere comunale Maurizio Crovato,  il responsabile di Osservatorio Laguna, Marco Favaro, il vice coordinatore del progetto, Alberto Barausse.

“I numeri sono significativi – ha osservato l'assessore De Martin – ma spiegano solo in minima parte la grande valenza di questo progetto di ingegneria naturalistica, in ambito non solo ambientale, ma anche sociale, economico e culturale, e che vorremmo ora portare avanti, sperando anche col contributo di altri partner, oltre la sua scadenza, fissata per il 1° settembre prossimo.”

“Credo sia stato davvero lungimirante – ha osservato Crovato – aver coinvolto nel progetto anche i residenti, in primis, i pescatori, creando una sinergia tra studi scientifici ed esperienza diretta della barena, e nel contempo anche un'occasione di lavoro: una collaborazione, che ricorda quella richiesta da Zendrini ai residenti, per la realizzazione, nel settecento, dei Murazzi.”

Grazie alla competenza e alle conoscenze dei pescatori si sono potuti infatti raggiungere le zone più interne e meno profonde delle barene, e procedere alla sistemazione, sempre grazie alla loro opera, del materiale naturale. “E' poi da mettere in risalto – ha ricordato la consigliera Lavini – il grande lavoro di educazione ambientale fatto con le scuole, per far conoscere a circa 30 mila ragazzi, la laguna e la sua importanza per il nostro ecosistema.”

Le barene, come hanno spiegato Favaro e Barausse, non sono importanti solo da un punto di vista economico (per la pesca ed il turismo), ma anche ambientale perché contribuiscono alla depurazione dell'acqua e sequestrano carbonio nell'aria: è quindi 'conveniente' investire su di esse, combattendo nel contempo l'erosione 'naturale' e quella 'sociale', per fermare l'esodo e creare nuove occasioni di lavoro legate alla manutenzione continua delle opere realizzate.   

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