Cronaca

Sulle liste d'attesa l'Ulss 3 ribadisce: «Utenti mai danneggiati»

Oggi, alla commissione sanità regionale, l'azienda ha ricostruito la procedura di assegnazione delle priorità nella ex Ulss 13

Foto d'archivio

Un chiarimento sulla vicenda delle liste d'attesa "truccate" della ex Ulss 13 è stato presentato oggi dall'Ulss 3 Serenissima nel corso di un’audizione presso la commissione Sanità del Consiglio regionale Veneto.

La procedura

Tutto è iniziato nel momento in cui è emersa un’anomalia nelle liste, un «disallineamento dell’informazione relativa alla classe di priorità delle prescrizioni». Si tratta, precisa l'azienda sanitaria, di una «riclassificazione delle classi di priorità in attuazione di un progetto di gestione dell'Ulss 13 attuato a partire dal 2013 e basato su procedure di verifica dell’appropriatezza prescrittiva».

«Innanzitutto - è quanto riportato dalla Ulss 3 - tale sistema di gestione è stato ereditato dall’Ulss 3 Serenissima all’atto dell’incorporazione e l’attuale Direzione non lo ha mai esteso ad altre parti del territorio, anzi ne ha interrotto l’utilizzo anche nell’area dell’ex Ulss 13». Soprattutto «non possono essere attribuite conseguenze negative sulla presa in carico degli utenti o sul loro percorso di cura: l’utente si recava al CUP ed otteneva sempre il primo appuntamento possibile a partire dalla priorità indicata dal suo medico; tutte le prenotazioni fuori soglia venivano analizzate il giorno successivo da un gruppo clinico per la valutazione dell’appropriatezza prescrittiva; nessun utente ha mai visto rallentato il proprio percorso di cura, anche quando iniziato con una prestazione inappropriata, perché la verifica sull’appropriatezza della priorità veniva svolta ex post, ed era ininfluente rispetto alla prenotazione della prestazione presso il CUP».

Anticipo delle prestazioni

«L’analisi effettuata sulle prestazioni fuori soglia serviva anche a anticipare entro i temini le prestazione appropriate, così che l’unica modifica possibile era un anticipo della prenotazione dell'utente, nel rispetto della priorità correttamente attribuita». Inoltre, «nessun software agiva in modo automatico sulle priorità; la rivalutazione delle priorità assegnate avveniva a partire da un piano condiviso con i medici prescrittori, era valutata caso per caso da un’équipe clinica, prevedeva sempre il coinvolgimento del medico prescrittore, e non dava adito a modifica se il medico prescrittore ribadiva la propria indicazione iniziale».

I numeri

Secondo l'azienda, nel periodo in esame «le “ricette” riclassificate sono 44.600, ma di queste solo 21.905 vanno considerate nell’analisi, poiché le restanti 22.695 riguardano prestazioni di laboratorio, che sono erogate senza attesa né passaggio al centro prenotazioni». Respinte anche le accuse secondo cui il sistema era orientato al miglioramento della performance sul contenimento delle liste di attesa: «Il sistema agiva, con la stessa finalità di miglioramento dell’appropriatezza, sia sulle prestazioni “traccianti” (quelle cioè che determinano la performance delle azienda Ulss) sia sulle prestazioni “non traccianti”, cioè ininfluenti per il miglioramento della performance». Infine è stato evidenziato come siano «assolutamente infondate le illazioni secondo cui il sistema di gestione delle liste di attesa avrebbe prodotto ritardi nella presa in carico dei pazienti oncologici».

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