Cronaca

Lo scandalo Mose fa infuriare Renzi: "Serve il Daspo per chi ruba"

La raffica di arresti in laguna induce il governo ad accelerare l'iter della legge anticorruzione. Raffaele Cantone: "Questo è peggio dell'Expo"

L'eco dello scandalo Mose ha travalicato i confini della laguna per arrivare dritta fino a Roma. I 35 arresti di mercoledì, compreso quello del sindaco Giorgio Orsoni (C'E' IL DILEMMA DIMISSIONI), ora ai domiciliari per finanziamento illecito, costituiscono l'ennesima pesante gatta da pelare per il governo Renzi, che delle lotta alla corruzione ha fatto una bandiera. Il premier, ironia della sorte, quando sono giunte le prime agenzie che ribattevano lo "tsunami giudiziario" che si era abbattuto su Venezia (TUTTI I DETTAGLI), si trovava a colloquio con Raffaele Cantone, il commissario nazionale anticorruzione. Si parlava di tangenti per l'Expo, si è passati in un batter d'occhio di tangenti per il Mose.

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Secondo il Corriere della Sera l'inquilino di palazzo Chigi non ha nascosto la propria rabbia: "Sono cose raccapriccianti, che fanno malissimo all’immagine dell’Italia e mai come in questo momento questo è controproducente - lo sfogo di Renzi riportato dal quotidiano - Io sto lavorando come un pazzo per convincere gli investitori esteri a venire nel nostro Paese e finalmente c’è un interesse da questo punto di vista. Si vede muovere qualcosa, anzi più di qualcosa. Però ecco che il passato sembra voler tornare". Spingendosi poi nel pomeriggio di giovedì a ribadire la sua proposta di Daspo per le persone con una carica pubblica se colti con le mani nella marmellata: "Non e' possibile che chi ruba i soldi dei cittadini possa tornare a occuparsi di cosa pubblica. E' per questo che ho proposto il daspo per i politici che rubano", ha scandito il premier da Bruxelles.

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E' quel passato che si staglia di nuovo all'orizzonte di cui si è parlato per tutte le ore a venire. Dopo che le manette avevano portato in carcere anche l'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso. A parlare ai media nazionali, poi, è lo stesso Cantone, che a radiouno ha dichiarato come questi fatti "sono peggio dell'Expo", e intervistato da Repubblica ha sottolineato: "C'è un problema sulla legge per gli appalti, non è adeguata e va cambiata. Opere fatte con deroghe finiscono quasi sempre con fatti di corruzione - osserva - C'è una legge inadeguata a gestire le grandi opere. C'è troppo formalismo per le piccole amministrazioni e un difetto per le grandi. C'è sempre bisogno di deroghe, giustificate per fare le opere, che poi producono corruzione. Bisogna migliorare le qualità ispettive, ampliare il potere sanzionatorio e consentire all'Anac di essere più efficiente nei controlli che fa".

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Cantone sottolinea che la legge "Severino prevede il patto di integrità, una clausola nei contratti che consente la revoca se si verifica un fatto di corruzione. E' uno strumento utilissimo che già esiste e che mi auguro che venga applicato...". E sempre sulla Severino dice: "la legge merita un tagliando, ci sono cose da cambiare, soprattutto sui poteri dell'Anac e sulla prevenzione". E alla domanda se abbia chiesto al premier di dare all'Anac il potere di revocare appalti corrotti dice: "non ne ho parlato con Renzi, ma sicuramente è uno dei temi da affrontare". Salvo poi suggerire il commissariamento per chi detiene un appalto di una grande opera e viene sorpreso in fallo.

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Quanto all'indagine sul Mose dice: "quello che inquieta e' il coinvolgimento trasversale di soggetti diversi, non solo imprenditori e politici, ma anche pezzi del sistema dei controlli, a dimostrazione di come la corruzione riesca a pervadere ambiti piu' vari". In questo senso entro metà mese il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il "la" all'iter parlamentare della legge anti-corruzione. Ora diventata ancora di più una priorità dell'Esecutivo.

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