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Invalido fin da giovane, il "lottatore" Loris Bertocco sceglie di morire in Svizzera

Ne danno notizia gli amici Gianfranco Bettin e Luana Zanella: "Ne aveva sempre parlato solo in termini ipotetici". Il 59enne ha lasciato un memoriale: "Chiedo si approvi una buona legge"

Era rimasto paralizzato a causa di un incidente stradale a 19 anni. Ora, a 59 anni, ha scelto volontariamente di morire. E' la storia di Loris Bertocco, che da sempre ha vissuto a Fiesso D'artico. Nel tempo le gravissime lesioni subite sono peggiorate, rendendolo cieco. Una storia come molte altre in Italia, che spesso hanno colpito nel profondo l'opinione pubblica, in attesa di una regolamentazione da parte del Parlamento. 

"Un esempio di tenacia"

"Loris era un uomo generoso e tenace, impegnato su molti fronti - affermano in una nota congiunta gli amici Gianfranco Bettin e Luana Zanella - Animatore culturale fin da ragazzo, per decenni aveva condotto trasmissioni musicali e politico-culturali nelle radio libere venete. Ambientalista convinto, era stato tra i fondatori dei Verdi italiani e non aveva mai smesso di partecipare a lotte sia territoriali che di portata globale". In prima persona si è battuto contro il nucleare e i mutamenti climatici, per la riconversione ecologica, per la pace. Era anche molto impegnato per i diritti delle persone disabili, soprattutto nella rete per la “Vita Indipendente”, tesa a garantire sostegno a chi perde la propria autonomia. Era anche un convinto sostenitore delle proposte per una legge sul “testamento biologico” e sul “fine vita” in Italia. 

"Chiedo una buona legge"

Loris Bertocco ha lasciato un memoriale in cui si condensano emozioni, speranze, lotte. L'amore per la vita e la protesta per l'impossibilità di viverla a pieno. "Il mio appello è che si approvi al più presto una buona legge sull’accompagnamento alla morte volontaria (ad esempio, come accade in Svizzera) perché fino all’ultimo la vita va rispettata e garantita nella sua dignità - scrive congedandosi - Ora è arrivato il momento. Porto con me l’amore che ho ricevuto e lascio questo scritto augurandomi che possa scuotere un po’ di coscienze ed essere di aiuto alle tante persone che stanno affrontando ogni giorno un vero e proprio calvario".

"Ha reso gli ultimi saluti più lievi"

Una scelta ponderata, ma mai discussa fino in fondo con gli amici: "Parlava da tempo di questa sua scelta finale - spiegano Bettin e Zanella - Lo faceva in termini ipotetici. Anche preparandosi a questo viaggio in Svizzera non l’aveva descritto come il suo ultimo, ma come una sorta di sopralluogo, preparatorio a una eventuale scelta estrema. Invece l’aveva già deciso, cercando solo di rendere i saluti più lievi a chi aveva vicino, in primo luogo la madre Renata, a cui si deve il sostegno maggiore che ha avuto nella vita, insieme alla sorella Lorella, all’ex moglie Annamaria e all’ultima assistente e amica Mirella. Quando abbiamo avuto occasione di parlare con lui di questa ipotesi, gli abbiamo detto che avremmo rispettato ogni sua decisione ma che lo avremmo voluto con noi ancora a lungo - concludono - Per lui, però, questi sono stati anche decenni di dolore e pesantezza, che infine non ha più voluto sopportare, desiderando una vita più degna e piena".

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