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Se il Comune sfratta il fruttivendolo i cittadini partono al contrattacco

Dopo la polemica sul banco ortofrutta sfrattato a Rialto, si riaccende la guerra tra negozianti e Soprintendenza sui plateatici e le deroghe

I veneziani dissotterrano la scure di guerra. Dopo le lotte contro il “gabbiotto” ai piedi del campanile di San Marco, dopo le battaglie per non cancellare la sagra Benefica di San Giacomo, le “minacce” del Comune e della Soprintendenza ad un banchetto di ortofrutta a Rialto sono state la goccia che ha fatto esondare una misura già colma. E ora i cittadini si preparano al contrattacco.

IL CASO: SE L'ORTOFRUTTA "DETURPA" IL PAESAGGIO

LA PAROLA ALL'ACCUSA – Venezia, si sa, è una vera e propria gemma preziosa e spesso, pur di proteggerla, si rischia di peccare d'eccesso di zelo. L'eterna lotta tra cittadini che chiedono una città “da vivere” e amministrazione timorosa che questa “vita” possa danneggiare il patrimonio artistico lagunare non è certo una novità: si va dalle ordinanze per assicurare la chiusura dei locali entro una certa ora a quelle per controllare il volume degli eventuali concerti nei campi, tutto in favore di un'attenta tutela della delicata città del leone. Controlli costanti quindi sui plateatici dei bar, sugli espositori delle bancarelle e sulle facciate dei negozi, anche a costo di inimicarsi la cittadinanza, tutto con in mente il bene del centro storico.

IL GABBIOTTO "SCACCIATO" DA SOTTO IL CAMPANILE

DUE PESI E DUE MISURE – Difficile replicare quando, a giustificazione delle sue politiche, l'amministrazione cittadina tira in ballo la tutela e la preservazione della città. O forse no? Commercianti e cittadini sono pienamente consapevoli dell'importanza di difendere Venezia, ma non sono altrettanto sicuri che questo sia davvero l'obiettivo prefissato in Comune. Difficile non ascoltare quando il venditore multato in piazza San Marco per un espositore che si allunga di qualche centimetro di troppo punta il dito contro il famigerato “gabbiotto”, orrore di alluminio e plexiglass che spuntava come un bubbone al centro del salotto buono di Venezia. Impossibile rispondere a un turista che si lamenta di come, al centro della sua foto ricordo del ponte dei Sospiri, troneggi uno striscione pubblicitario. C'è anche chi, dopo aver sentito che i fumi delle cucine delle sagre danneggiano i palazzi, si chiede cosa faccia quindi il fumo delle grandi navi. In tutto questo, si chiedono i cittadini, dov'è il “bene” per Venezia?

LO STRISCIONE SE NE VA, IL DUCALE "RESPIRA" ANCORA

AL CONTRATTACCO – Questi sono anche i punti fondamentali dell'interpellanza depositata da una consigliera comunale Pdl, Marta Locatelli, che, cavalcando l'onda di indignazione per la questione plateatici e la revoca delle concessioni ad alcune attività storiche del mercato di Rialto, ha deciso di chiedere conto direttamente al Comune. Per “gabbiotti” e maxi affissioni, sottolinea Locatelli, esistono le deroghe, non viene pagato il canone Cimp, non si apre la borsa neppure per il canone di occupazione del suolo pubblico. Un banco di ortofrutta, continua la consigliera, viene invece accusato di “deturpare il paesaggio”.

BANCARELLE AL MICROSCOPIO, MULTE A CHI SFORA

IN SUPPORTO - Il decreto Ornaghi, fanno eco a Locatelli dal direttivo del suo stesso partito, è troppo penalizzante: i plateatici in città verranno ridotti del 50 per cento e le limitazioni non solo danneggeranno le attività economiche, ma avranno il potere di dimezzare le entrate comunali. Il centrodestra veneziano chiede quindi che il Comune difenda la sua potestà sul suolo pubblico cittadino davanti a Roma, pretende che vengano approntate deroghe ai regolamenti comunali che limitano le attività commerciali e, infine, supplica la polizia municipale perché venga aumentato il livello di guardia contro l'illegalità e la criminalità organizzata, “non contro i cittadini”.

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