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Loving Pablo, Penelope Cruz racconta l'amore per i "mostri": «Sul set Javier mi nauseava»

Presentato a Venezia 74 il film che racconta la storia tra uno dei criminali più potenti della terra e la sua amante Virginia Vallejo. In sala anche Ammore e malavita, "risposta napoletana a La La Land"

Il crimine mai così di moda. Spietato, pauroso, tanto da diventare leggendario. Un uomo che semina terrore, che uccide. Ci hanno scritto libri (il figlio), ci hanno fatto film e serie tv che hanno riscosso gran successo (Narcos). Torna sugli schermi Pablo Escobar, il più sanguinario e potente narcotrafficante di tutti i tempi. Ma come si fa ad amare uno così? Lo spiega (in italiano) una meravigliosa Penelope Cruz, presente mercoledì al Lido, che guarda caso recita a fianco del "suo" Javier Bardem in Loving Pablo, fuori concorso a Venezia 74. Coppia nella vita così come nel set. Lei però giura: "Non era lui".

"Durante le riprese mi ha spaventato molto - dice, rispondendo a chi le chiede se sia stato difficile rapportarsi con una persona così diversa da quella a cui è abituata nella vita quotidiana - Non per il trucco pesante, ma per quella energia aggressiva del personaggio. Ci stavo diventando matta, a un certo punto contavo i giorni che mancavano alla fine delle riprese. Non vedevo Javier, vedevo Pablo. Avevo quasi la nausea, era impressionante". Possibile esserne innamorata? "Ho studiato a lungo il personaggio di Virginia, ho cercato di entrare nella sua testa. Lei non capiva, non sapeva in che situazione si stava mettendo". Così nasce la storia instabile tra il più temuto signore della droga al mondo e la più famosa giornalista della Colombia, Virginia Vallejo. Ma quando lei capisce, dice la Cruz, "è troppo tardi".

Il fascino sta nella contraddizione essere umano - mostro, secondo Bardem: "Escobar era un padre amorevole, e intanto autore di crimini orribili che portavano sofferenza ad altri genitori e altre famiglie. Ho cercato una lettura del personaggio per spiegarne colori e contraddizioni. È un essere umano perché è responsabile delle sue azioni, ma è anche un pazzo. È normale provare interesse per le personalità che hanno cambiato il corso della storia, e tra queste ce ne sono molte di cattive. Lui ha inventato il narcotraffico, un business enorme. Durante le riprese entravo in lui. Ma non ci dormirei mai insieme".

Sempre il crimine è al centro anche di "Ammore e malavita" (uno dei quattro italiani in concorso), ma l'atmosfera è completamente diversa. Gli autori confermano, è un po' la risposta italiana (anzi, napoletana) a La La Land. Pure qui ci confrontiamo con un ambiente che è entrato con forza nella recente cultura popolare, anche estera: quello di Gomorra, della malavita tra le vele di Scampia. I fratelli Manetti si prendono gioco di questo cliché e mettono in piedi un omaggio alla sceneggiata napoletana, un po' musical, un po' film d'azione e un po' commedia. Risate e applausi alla prima proiezione stampa del lungometraggio, ambientato nella Napoli della faida di camorra, con Carlo Buccirosso boss e Giampaolo Morelli sicario alla 007. Il film ha decisamente divertito gli spettatori, che hanno applaudito anche durante la proiezione.

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