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Indagini sul "regno" di Luca Pan, coinvolti un vigile e una comunale

L'imprenditore straniero accusato di favoreggiamento e sfruttamento dell'immigrazione clandestina e della prostituzione è in manette da gennaio

Si allarga l'indagine sull'impero criminale controllato da Keke “Luca” Pan, l'imprenditore cinese finito in manette lo scorso gennaio con l'accusa di essere la “testa” di un'organizzazione che si occupava di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e della prostituzione. Il “re di via Piave”, come viene chiamato da mesi Pan nella stampa locale, avrebbe infatti avuto dalla sua anche un'impiegata dell'anagrafe di Cavarzere e persino un agente scelto della polizia municipale, entrambi ora iscritti nel registro degli indagati.

LE ACCUSE – La 56enne, addetta all’Ufficio anagrafe, stando a quanto riporta il Gazzettino, sarebbe la diretta responsabile dell'omissione di controlli sulle pratiche che passavano per le scrivanie a Cavarzere, mentre per il vigile urbano, un 51enne nato a Piove di Sacco ma residente a Cona, le accuse sono di associazione a delinquere e corruzione. L'agente della municipale avrebbe infatti accettato “pagamenti in natura” dalle ragazze di Pan in cambio della sua indulgenza. La Procura di Venezia ha chiuso le indagini preliminari provvedendo al deposito degli atti, la procedura che normalmente anticipa una richiesta di rinvio a giudizio.

NEL MIRINO - Oltre a Keke Pan, 36 anni, residente a Mestre e ora detenuto, sono accusati di aver fatto parte del gruppo criminale anche due cinesi di 63 e 56 anni; la moglie di Pan, 34 anni; il contabile sandonatese di 63anni che si occupava dell’amministrazione delle attività; un 36enne, titolare di un'agenzia immobiliare di Cavarzere che si occupava degli appartamenti per gli stranieri da regolarizzare; una 42enne e una 22enne, titolare e dipendente dello studio di San Donà, che si occupava di contratti e buste paga per gli “impiegati” di Pan; un uomo di 39 anni, del Lido di Venezia, e una donna di 42 anni, di Marghera, stretti collaboratori di Pan nella gestione degli immigrati. Per dodici indagati l'imputazione principale resta quella di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La “rete” illecita di Pan faceva infatti apparire i suoi “lavoratori” come in possesso di abitazioni e impieghi regolari, o come parenti ritrovati di stranieri già in Italia.

SESSO, BUGIE E MINACCE – Nel corso delle indagini le autorità hanno anche fatto partire le accuse di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, almeno per Pan e altre tre persone. In ballo ci sono alcuni centri massaggi in via Piave e in via Sernaglia, dove le ragazze “clandestine” venivano impiegate come autentiche squillo. Il “boss” di via Piave è anche nei guai per aver alterato alcuni interrogatori in cui era stato chiamato dall'autorità giudiziaria come interprete. Pan avrebbe infatti omesso nelle sue traduzioni ogni accenno al suo stesso coinvolgimento. Ultimo nell'elenco degli indagati, infine, è un 47enne di Cavarzere, accusato di aver incendiato l'auto di un carabiniere come gesto intimidatorio per convincerlo a bloccare le indagini sul conto di Pan. La parola ora passa alla difesa, che avrà sicuramente il suo bel da fare tra memorie e interrogatori per cercare di giustificare i sedici indagati.

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