Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Mira

Trovato morto nel suo letto d'ospedale una settimana dopo un'operazione al piede

I familiari hanno presentato un esposto. L'Ulss 3: «Un decesso inatteso per il quale siamo profondamente dispiaciuti. A disposizione per eventuali verifiche»

Si era sottoposto a un intervento di routine al piede, perfettamente riuscito, per problemi legati al diabete: una settimana dopo, al mattino, gli infermieri l’hanno trovato senza vita nel suo letto d’ospedale. Non riuscendo a capacitarsi dell’accaduto, i familiari della vittima, Luigi Geretto, 72 anni, di Mira, hanno presentato un esposto per fare piena luce sui fatti.

La tragedia risale a martedì 19 gennaio ed è avvenuta all'ospedale di Mirano. Geretto soffriva da tempo di diabete mellito, ma era in cura e regolarmente monitorato: come tutti i diabetici, aveva difficoltà circolatorie agli arti inferiori, ma non era ritenuto un soggetto a rischio. «Poco prima di Natale gli era uscita una pustola al quarto dito del piede sinistro. Era stato visitato da uno specialista a Noale e poi inviato all’ospedale di Mirano per essere operato - spiegano i legali della famiglia -: trattandosi di un’infezione, tipica della sua malattia, bisognava amputare la falange infetta. I medici tuttavia non hanno ritenuto l’intervento urgente e, complice anche l’emergenza legata alla pandemia da Covid, lo hanno rimandato a casa in attesa di richiamarlo. Peccato però che dopo 25 giorni il quarto dito sia diventato tutto nero e abbia iniziato ad annerirsi e infettarsi anche il quinto». Il settantaduenne è stato quindi riaccompagnato a Mirano: il dottore ha ammesso che non si sarebbe dovuto attendere fissando subito l’intervento urgente, e spiegando che si sarebbe dovuto amputare non solo il quarto ma anche il quinto dito.

Otto giorni dopo, il 12 gennaio, Geretto viene quindi operato, in anestesia locale: l’intervento va bene, ma i medici decidono di tenerlo ricoverato altre 3-4 settimane, per continuare a pulire la ferita sia per abbassare i valori del diabete, che si erano innalzati. Il paziente da parte sua lamenta e riferisce ai medici continui dolori allo stomaco e alle gambe. Tutte informazioni sulla degenza e sul decorso post-operatorio che i familiari apprendono dal loro caro o dai medici solo per telefono, perché a causa delle restrizioni per l’emergenza sanitaria non possono recarsi in ospedale a fargli visita. «Arriva dunque come un fulmine a ciel sereno la telefonata che l’indomani, lunedì 19 gennaio, i parenti ricevano dall’ospedale con la comunicazione del decesso di Luigi - continuano gli avvocati di Studio 3A-Valore Spa -. La moglie e i figli, sconvolti, chiedono come e quando sia successo, ma non ricevono risposte se non che la morte è stata dovuta a un arresto cardiaco». Di qui la richiesta alla Procura di Venezia di disporre tutti gli opportuni accertamenti per verificare esattamente le cause della morte ed eventuali responsabilità.

L'Ulss 3 ha spiegato che «l’ospedale di Mirano, con i suoi sanitari, ha fatto tutto quanto era necessario alla cura del paziente». Un paziente peraltro «complesso, noto e curato più volte con tempestività, professionalità e buoni esiti dallo stesso ospedale». La direzione ospedaliera «è a disposizione per ogni verifica ritenuta opportuna, sicura che andrà a confermare l’osservanza di tutti i protocolli sanitari utili a cercare di salvare la vita al paziente, che ha subito una morte inattesa e priva di sintomi premonitori. Decessi come questo sono tragici avvenimenti dei quali i sanitari, per primi, sono profondamente dispiaciuti».

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