menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

"Quindi se metto la parrucca e la gonna chiamate donna anche me?"

Il vicesindaco di San Donà, Luigi Trevisiol, si dice "perplesso" dal caso Cloe: "Ci vedo un disegno dietro di una lobby che sta avanzando"

"Se mi metto la parrucca bionda e una minigonna chiamate donna anche me?". Non ci vede chiaro il vicesindaco di San Donà di Piave, Luigi Trevisiol, sul caso Cloe, scoppiato nel paese veneziano da pochi giorni e diventato subito di eco nazionale. L'assistente Luca Bianco si è presentato in classe vestito da donna, dicendo ai suoi studenti di chiamarlo d'ora in poi "Cloe". Tempo alcuni giorni e la notizia era sulla bocca di tutti, causando polemiche e dibattiti. Gran parte dell'istituto "Scarpa - Mattei" si è schierato al fianco dell'insegnante (DETTAGLI), ma naturalmente non sono mancate (in un argomento molto dibattuto) le voci contrarie: il fronte Veneto Skinheads (DETTAGLI) con uno striscione nella notte di giovedì ha bloccato l'ingresso al plesso scolastico (vicenda su cui la dirigenza potrebbe anche decidere di sporgere denuncia), mentre nel pomeriggio è il vicesindaco Luigi Trevisiol a dirsi "perplesso" per tutta la vicenda che si è innescata.

"Io ci vedo un disegno dietro, parlo a titolo personale - commenta -, perché mi dicono che già su un sito si parlava in anticipo di questo. E' un disegno da valutare di una lobby che in questo modo sta avanzando". Sul fatto in sé il giudizio non può essere positivo, secondo l'esponente della Giunta Cereser, di centro-sinistra: "Sicuramente il modo in cui il caso è scoppiato è stato negativo - continua il vicesindaco - anche se poi i ragazzi dicono che va tutto bene, magari influenzati da qualche professore. E' stata un'azione totalmente ideologica, anche perché ora sembra sia l'unico caso in Italia. Invece sono molti di più. Per me queste - conclude - sono vicende non normali, mi sembra che stiamo un po' andando fuori di certe logiche. Vogliamo far passare come normali cose che invece non lo sono. Se io fossi stato il preside? Avrei richiamato il professore a vestire in modo più corretto (come poi è effettivamente successo), anche perché a livello legale non so ora cosa succeda. I documenti li ha firmati con un nome maschile, per me Cloe è ancora Luca".

Parole che suscitano la replica piccata di Denis Mazzon, attivista Lgbte del Veneto orientale: "Sono sono sbalordito dalle affermazioni del vicesindaco - commenta - ritengo che una persona deve esser valutata per il suo operato e non per il suo modo di vestire o di amare. L'unico errore dell'insegnante è stato non preparare gli alunni per tempo e gli abiti forse troppo succinti, ma ricordiamoci che Cloe è una donna".  

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Sciopero generale, Sgb incrocia le braccia per 24 ore nei trasporti

Attualità

Rischia di saltare la prima della scuola media Calvi

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

VeneziaToday è in caricamento