Il report di Legambiente: «L'aria di Venezia è malata»

Pubblicato il nuovo studio Mal'aria 2020. Negli ultimi 10 anni il capoluogo ha sempre superato i limiti di Pm10. Il nuovo decennio si apre con 18 sforamenti nelle prime 3 settimane

«L’aria in Veneto è malata». A dirlo è Legambiente Veneto, commentando il nuovo report Mal’aria 2020, che analizza ogni anno i dati registrati dalle centraline della rete delle Arpa. Il report annuale sull’inquinamento atmosferico in città quest’anno scatta una triplice foto sul nuovo anno che si è aperto con città in codice rosso, sul 2019 e sul decennio appena conclusosi.

Il report Mal'aria completo

Dieci anni da dimenticare

Considerando gli ultimi 10 anni, sono 19 le città italiane che hanno superato i limiti di concentrazioni di polveri sottili 10 volte su 10, tra questa figura anche Venezia. Il Veneto guadagna la prima posizione per numero di capoluogo "malati cronici", con ben 6 città che per tutto il decennio hanno superato i limiti di legge; seguono la Lombardia e l’Emilia Romagna con 5 città ciascuna. Scendendo poi nel dettaglio dell’analisi regionale, si può notare come in tutte le città l’aria respirata nel corso del 2019 è malsana per oltre 100 giorni l’anno, quasi un giorno su tre, in cui il Pm10, nel periodo invernale, e l’ozono, nel periodo estivo, superano il limite di legge.

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Il 2020 non si prospetta migliore

L'inizio del 2020 non prospetta nulla di buono. Nelle prime tre settimane del 2020, Treviso ha superato per 19 giorni i limiti di PM10. Ma in tutte le città si soffoca: a Venezia e Padova i giorni di superamento sono 18, segue Vicenza con 17. Male va anche Rovigo e Verona con 15 giorni di superamento dei limiti di legge. «In questo contesto - commenta il presidente di Legambiente Veneto Luigi Lazzaro - non possiamo che rimanere stupiti dalle continue dichiarazioni di questi giorni da parte di sindaci e amministratori pubblici che giocano a confezionare fake news strumentalizzando dati e informazioni parziali per giustificare l’assenza coraggio e di una visione programmatoria a medio e lungo termine. Se infatti il riscaldamento a biomasse a livello regionale e nazionale incide molto sull’emissioni di Pm10 primario, a livello urbano è il traffico il settore maggiormente impattante. La smettano di sostenere il contrario».

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