Manifestazione alla cittadella della giustizia: "Si investa su misure detentive alternative"

L'iniziativa della Cgil venerdì. Gli operatori U.E.P.E. di Trentino, Friuli e Veneto alzeranno la voce per chiedere risorse superiori per garantire il servizio: "Situazione insostenibile"

Si preannuncia una manifestazione non solo nutrita, ma anche "sentita". Perché a piazzale Roma venerdì prossimo dalle 10 si raduneranno davanti alla cittadella della giustizia gli operatori U.E.P.E., ossia i dipendenti del ministero della Giustizia addetti al controllo di persone condannate agli arresti domiciliari o in fase di reinserimento, di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino. Si tratta di un presidio interregionale che ha ottenuto l'appoggio della Camera penale e delle associazioni di volontariato occupate nei progetti di reinserimento dei detenuti.

“Siamo rimasti ad aspettare, fiduciosi, la riorganizzazione del nostro ministero confidando nelle dichiarazioni del titolare del dicastero Andrea Orlando che, in diverse occasioni, ha sottolineato la scelta strategica del potenziamento delle misure alternative e delle sanzioni sostitutive come via maestra per l’uscita dall’emergenza del carcere - dichiara Stefano Vanin, segretario regionale della Cgil Funzione Pubblica - L’introduzione dei nuovi provvedimenti legislativi, anche in risposta alle indicazioni europee, vanno nella direzione di potenziare l’esecuzione penale esterna. A fronte di tutto ciò non c’è stato finora un investimento economico da parte del governo che supporti adeguatamente in termini di risorse umane e materiali questa tendenza".

Per questo motivo gli operatori U.E.P.E. hanno deciso di alzare la voce: "A livello di Provveditorato del Triveneto - rimarca Vanin - nel 2015 i 7 Uffici di Esecuzione Penale Esterna hanno avuto complessivamente in carico circa 7.500 soggetti, tra misure alternative e sanzioni non detentive, quantità che rappresenta circa un sesto della popolazione di competenza dell’area penale esterna a livello nazionale. A questi numeri si aggiunge il carico di lavoro derivante da più di 9mila incarichi di collaborazione con gli istituti di pena, per soggetti detenuti, e con i Tribunali di Sorveglianza e Ordinari per soggetti in libertà. Il  fallimento operativo degli U.E.P.E. e in particolare della messa alla prova per gli adulti è un rischio concreto e tangibile. Un affidato in prova al servizio sociale, per esempio, si confronta con la costruzione-ricostruzione di un patto sociale violato dalla commissione di un reato".

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In sintesi, quindi, la Cgil chiede investimenti effettivi sull'esecuzione penale esterna. L'apertura di credito dei mesi scorsi nei confronti dell'esecutivo ora si è esaurita: "L’amara realtà è stata invece rivelata dalla suddivisione del Fondo unico per la Giustizia per il 2016, che ha visto assegnare a questa parte dell’organizzazione del Ministero della Giustizia la cifra irrisoria di soli 500mila euro - conclude Vanin - Per evitare il rischio dell’implosione dell’intero sistema, non abbiamo altra scelta che portare a conoscenza della cittadinanza la complessità e lo stato di sofferenza dell’esecuzione penale esterna nel nostro Paese, chiedendo al ministro una risposta immediata. La permanenza delle attuali condizioni non è ulteriormente sostenibile".

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