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"Il mondo li ha abbandonati", occupazione simbolica del consolato turco a Marghera

Il blitz di centri sociali del Nordest e associazione Ya Basta mercoledì mattina al Vega per esprimere solidarietà al cantone curdo di Afrin. Inviato un fax all'ambasciata turca a Roma

"Avanti fino alla vittoria", questo scandivano ad alta voce le decine di manifestanti che mercoledì mattina hanno raggiunto e "occupato" temporaneamente la sede del Vega di Marghera del consolato turco per esprimere solidarietà nei confronti di Afrin, uno dei cantoni del Rojava, area a maggioranza curda della Siria del Nord. lì, fin dal 2012, si sperimenta una strutturazione confederale.

Blitz dei centri sociali

Gli attivisti dei centri sociali del Nordest e dell'associazione Ya Basta Edi Bese, una volta negli uffici del consolato, hanno srotolato uno scriscione con scritto #DefendAfrin e hanno urlato al megafono tutta la loro riprovazione contro la politica del presidente turco Erdogan, tacciato di "voler allargare e imporre nella vicina Siria la stessa versione islamista del fascismo che sta applicando in patria". Per questo motivo i manifestanti hanno inviato un fax alla sede romana dell'ambasciata turca spiegando che quella del Vega, al palazzo Lybra, era stata occupata in maniera pacifica e simbolica.

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"Sono stati abbandonati dal mondo intero"

"Il Rojava, con le sue milizie popolari, YPJ (unità di protezione delle donne) e YPG (unità di protezione popolari), è stato un baluardo inespugnabile contro cui si sono infrante bande islamiste che infestano la regione - hanno spiegato gli attivisti - Sia i cosiddetti "ribelli" siriani che l'Isis sono stati battuti dai partigiani e dalle partigiane del Rojava, che lo scorso autunno hanno liberato la stessa capitale del “califfato nero”, Raqqa. Stati Uniti, Unione Europea e Russia avevano applaudito gli autori della disfatta dell'Isis mesi fa, salvo abbandonarli ora alla vendetta del vero capo dell'islamismo in tutto il Medio Oriente, Erdogan. Nel silenzio e nell'indifferenza del mondo, da più di venti giorni i partigiani e le partigiane di Afrin combattono da soli contro l'esercito turco, il secondo esercito Nato, e le milizie islamiste siriane sue alleate. Sono migliaia i caduti, tra combattenti e civili". Sul posto per controllare la situazione sul fronte dell'ordine pubblico tre volanti della polizia e una gazzella dei carabinieri.

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