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Una marea tutta rosa si riversa a Venezia: corteo tra le calli contro la violenza di genere

La manifestazione è partita alle 11 dal ponte degli Scalzi, punto di arrivo in Campo Santa Margherita. Presenti anche uomini. L'iniziativa in contemporanea in 70 città italiane

Una marea rosa si è riversata anche a Venezia, in concomitanza alle strade di tutta Italia, con lo sciopero globale delle donne. Un'iniziativa lanciata non a caso l'8 marzo dalla sezione veneziana dell'associazione Non una di meno, alla pari di altre 70 città. Moltissime le donne "armate" di striscioni che si sono ritrovate giovedì alle 11 al Ponte degli Scalzi, punto di partenza di un corteo che le ha portate fino in campo Santa Margherita. C'erano ragazze e signore di ogni età, ma anche tanti uomini: anche loro hanno voluto partecipare alla manifestazione, a supporto della piattaforma nata dal basso "Non una di meno", che si batte contro la violenza e la disuguaglianza di genere.

"Ci riprendiamo le calli"

"Anche Venezia oggi si riprende le calli e i campi per urlare che c'è bisgno di un cambiamento strutturale della società e della nostra cultura, in cui troppo spesso la condizione delle donne è discriminata - queste le parole delle rappresentanti femministe durante il corteo - Ci uniamo alle altre 70 città d'Italia in cui le donne si stanno riprendendo il diritto di cambiare questa società e questo mondo".

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"Pretendiamo una trasformazione radicale della società - continuano - scioperiamo contro la violenza economica, la precarietà e le discriminazioni. Sovvertiamo le gerarchie sessuali, le norme di genere, i ruoli sociali imposti, i rapporti di potere che generano molestie e violenze. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale, garantito e accessibile. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sui nostri corpi e sulle nostre vite, vogliamo essere libere di muoverci e di restare contro la violenza del razzismo istituzionale e dei confini".

L'attacco alla politica

In questi mesi di campagna elettorale, non c’è lista o partito che non abbia citato nel suo programma la violenza contro le donne "senza però riconoscere il carattere sistemico della violenza e senza mai porre realmente in questione i rapporti di potere vigenti. Contro ogni strumentalizzazione, contro il razzismo fascista e quello istituzionale, che usano i nostri corpi per giustificare la violenza più brutale contro le migranti e i migranti e ulteriori restrizioni alla loro libertà di movimento, rivendichiamo la nostra autonomia e ribadiamo la necessità/volontà di autodeterminarci. Il piano su cui ci interessa esprimerci è il piano femminista, contro la violenza maschile e di genere, il nostro terreno di lotta e rivendicazione comune, scritto da migliaia di mani in un anno di lotte".

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