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Scatta la protesta in Marittima: «Le crociere sono lavoro, devono restare a Venezia»

«Non sono mostri, sono sopravvivenza per tante famiglie». Hanno deciso di alzare il livello di attenzione gli operatori del porto di Venezia, dopo la rinuncia di alcune compagnie, come Costa ed Msc, di attraccare in laguna a ferragosto

 

Alcuni giorni fa la provocazione del comitato No Nav sui social contro il ritorno delle navi da crociera in laguna. Con le piccole imbarcazioni utilizzate per le mobilitazioni i militanti hanno fatto sapere di esser pronti ad avvicinarsi alle crociere in caso di passaggio, tanto da arrivare a "toccarle". Poi il via libera alla ripresa della crocieristica da parte del governo, e il dietrofront di alcune compagnie come Msc e Costa che hanno preferito Trieste a Venezia come meta di ferragosto. I lavoratori della Marittima non sono rimasti a guardare. «Le crociere non sono mostri, ci danno da vivere», hanno scandito durante la manifestazione lunedì in Marittima. «Le navi turistiche a Venezia sono essenziali per la nostra economia. Nessuno vuole la distruzione della città, della laguna. Basta dualismo. Basta contrapposizioni. Vogliamo lavorare», dicono alcuni operatori al microfono, e invitano i giornalisti ad ascoltare e riportare le difficoltà che alcuni stanno attraversando.

Le soluzioni

«Siamo veneziani quanto chi protesta contro le "grandi navi" e siamo stufi degli slogan contro la crocieristica che è il nostro mondo, il nostro lavoro. La politica dia una soluzione compatibile. In tanti sono fermi da novembre e non tutti sono coperti dalla cassa integrazione. Qua non si tratta di sfregiare le navi ma di lottare per trovare una soluzione che tenga insieme ambiente e lavoro - spiegano Mario Mariuzzo della Trasbagagli e Silvestro Ravagnan della Cooperativa Portabagagli - . Non c'è bisogno di farle passare per la Giudecca, le soluzioni ci sono, c'è Marghera ad esempio, non vogliamo neanche noi il passaggio per San Marco ma una alternativa subito, perché le compagnie stanno spostando gli investimenti e i capitali e chi ne rimette siamo noi». «Le grandi navi devono restare a Venezia e venire in Marittima: si può optare per il canale dei Petroli, ad esempio. Le alternative ci sono e sono state già comparate. La politica si muova», dice Davide Calderan presidente della società dei Rimorchiatori.

Il comitato

«Vent'anni di difesa ostinata contro tutto e tutti di un modello incompatibile e insostenibile di crociere. Da almeno 10 lo sosteniamo - commenta Tommaso Cacciari del comitato No Nav - L'Autorità portuale, Vtp, il governo, la Regione, il Comune: tutti per il sistema della gallina dalle uova d'oro, dei soldi facili, che si è dimostrato perfino incompatibile epidemiologicamente visto il focolaio sulla nave a Civitavecchia con cui il governo sta facendo i conti. Abbiamo sostenuto che le grandi navi dovevano essere portate altrove, su altri terminal, e le minori rimanere in Marittima: adesso ci sarebbero ancora e ci sarebbe lavoro - afferma - e se gli operatori sono in difficoltà è un problema anche per noi: la responsabilità non è loro ma dei padroni».

La lettera

Intanto a tutte le autorità i lavoratori delle compagnie hanno scritto una lettera. «Al presidente del Consiglio Conte, al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti De Micheli, al ministro dell’Ambiente Costa, a quello dello Sviluppo Economico Patuanelli, al ministro per i Beni e Attività Culturali e del Turismo Franceschini, al presidente della Regione Veneto Luca Zaia, al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e ai candidati alle elezioni regionali e del Comune di Venezia: auspichiamo - si legge - che le decisioni che prenderete per il futuro della crocieristica a Venezia possano tenere conto anche delle istanze degli oltre 4000 lavoratori del settore e delle loro famiglie. Oggi questi lavoratori sono per lo più in cassa integrazione. Vi chiediamo determinazione nel prendere una decisione per la crocieristica a Venezia. Non vogliamo entrare nel merito della scelta ideale che non ci compete ma continuare a fare il nostro lavoro. In questi anni abbiamo deciso di parlare poco ma la situazione oggi vede due situazioni contrapposte: l’assoluta indecisione politica aggravata dalla crisi dovuta al Covid-19 che ha azzerato i traffici, e l’ostilità dei comitati del “no”. Tutto questo non è più sostenibile e riteniamo che il combinato disposto da questa situazione si sia spinto fino a condizionare le scelte del mercato che preferisce scalare altri porti. Senza la portualità è l’intera industria manufatturiera e dei servizi di Venezia che scompare. L’economia del mare a Venezia genera un impatto economico pari a 410 milioni di euro, creando più di 7 mila posti di lavoro stabili. Con i suoi 1,41 milioni di passeggeri la crocieristica ha coperto quasi il 3% del Pil dell’economia di Venezia. Siamo consapevoli che la tutela dell’ambiente abbia un peso rilevante, anche noi siamo cittadini di questa splendida città e anche noi abbiamo a cuore il suo futuro, ma voi abbiate a cuore anche il futuro del nostro lavoro e quello delle nostre famiglie».

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L'appello di oggi, scrivono i lavoratori, «è l'inizio di un percorso che vedrà la nascita di un tavolo permanente di operatori e imprese portuali che mira a sostenere un futuro compatibile e sostenibile per la crocieristica. Fino a oggi sono state ascoltate le voci di molti: è ora che il porto faccia sentire la sua. Se Costa crociere confermerà la decisione di tornare a Venezia per la stagione 2020 con una nave, i lavoratori saranno pronti ad accoglierla e a offrire il miglior servizio possibile. Lo stesso vale per tutte le compagnie che vorranno tornare e aiutare così Venezia a garantire un futuro ai lavoratori e alle famiglie».

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