«Crocieristica parte della vita della città»: seconda manifestazione di agosto per i portuali

Chi vive delle grandi navi porta a punta della Dogana le proprie ragioni, venerdì. Sostegno dal sindaco e diversi candidati alle comunali e regionali. «Noi senza crociere e lavoro per colpa di chi non decide»

Manifestazione a Punta della Dogana

Obiettivo dei manifestanti venerdì a punta della Dogana (trasporatori, operatori portuali, Marittimi): quello di far sentire le proprie ragioni sulle navi. Le avevano già illustrate prima di ferragosto in Marittima. Poi le compagnie hanno rinunciato ai transiti lagunari fino a fine anno. Ed è scattata una seconda protesta. «Le grandi navi danno lavoro a 20 mila persone, sono fonte di reddito per la città e per molte famiglie». Per gli operatori portuali, venerdì mattina a punta della Dogana, alla Salute, per la seconda volta in un mese usciti in protesta per l'assenza delle crociere, non spetta a loro decidere dove le crociere debbano transitare e attraccare preservando il rispetto e la sicurezza della laguna. «È una risposta che chi è al governo doveva dare e non ha dato - Una decisione per anni non presa o comunque mai attuata».

Quello che è certo: «il lavoro con il Covid è sparito. Le navi ad agosto non sono tornate. Gli operatori delle cooperative, del turismo, della Marittima sono rimasti, nella migliore delle ipotesi, in cassa integrazione cioè senza stipendio, con sussidi ridotti». D'un colpo, dopo tanta prosperità che ruota attorno al business della crocieristica, si trovano senza soldi e senza prospettive. In altri porti le crociere sono tornate a far rotta e hanno già programmato quelle successive, cancellando la città lagunare, poiché le compagnie si sentono sicure e tutelate da regole certe, che a Venezia per ora non trovano. Le prescrizioni vacillano, il decreto Clini Passera non è mai stato applicato, né sono state stabilite alternative al transito lagunare delle grandi navi.

Le uscite davanti a San Marco e lungo il canale della Giudecca hanno generato almeno 2 incidenti negli anni precedenti, che potevano avere conseguenze ancora più gravi, in termini di devastazione della città, per via dell'eccessivo avvicinamento alle rive. Eppure, anche di fronte alle alternative progettate e illustrate, l'esecutivo in almeno 10 anni anni non è stato in grado di stabilire un orientamento. Transito attraverso Porto Marghera? Era la soluzione del Comitatone del 2017. Al di fuori della bocca di Porto del Lido? A Fusina? Interessi molto forti delle compagnie e della Marittima accompagnano questa selezione, oltre al Mose, la cui messa in funzione riserva altrettanto pesanti incognite sull'accessibilità in laguna e le tempistiche di chiusura e apertura delle paratoie. Oggi la soluzione offshore è quella sposata da molte correnti, che vedono in un approdo distanziato l'unico modo per tenere le navi più grandi. Molti operatori dicono: «Si torni a operare come abbiamo sempre fatto. Il rischio incidenti rientra nell'utilizzo di qualsiasi mezzo; quello che è cambiato è che noi non lavoriamo e non viviamo più». Alla manifestazione in punta della Dogana anche numerosi politici, il sindaco Luigi Brugnaro, candidati alle comunali e regionali. Quanti non hanno preso parte alla manifestazione hanno dato da remoto la loro solidarietà al lavoro e alla città.

«Abbiamo bisogno di trovare un governo che decida subito - dice Brugnaro -. È una città intera che vive, gondolieri, trasportatori. Per troppo tempo questo governo ha deciso di non  scavare. Le scuse sono finite. Ce la faremo da soli, perché fino adesso abbiamo capito che non ci aiuta nessuno. Malamocco, Porto Marghera e gli scavi al Vittorio Emanuele sono soluzioni che abbiamo già votato. Le rivotiamo di nuovo. Hanno fatto un'Agenzia per Venezia espropriando la città. I mandati sono a Roma ma i traditori sono a Venezia. È tutto in mano al governo. Immaginatevi uno da Roma che decide quando aprire e chiudere la città. Sarà la gente alle urne a decidere».

«Le navi vanno portate a Fusina, Marghera o San Leonardo facendo i lavori subito, senza perdere le crociere quando riprenderanno, poi occorre lavorare alla soluzione definitiva. Venezia non può perdere le crociere, sarebbe un danno grave all'economia veneziana, al lavoro e al porto in generale», dice il candidato sindaco del centrosinistra Pier Paolo Baretta.

Sostegno ai lavoratori e riconoscimento dei diritti ai veneziani che aspettano risposte dal governo e dal Comune - afferma Alex Bazzaro capolista Lega alle comunali di Venezia -. Abbiamo problemi con il porto: il Mose che oggi è diventata l'opera su cui tanti si stanno esaltando, rischia di bloccare l'intero comparto, mentre non abbiamo più navi fino a dicembre a Venezia. Chi si candida deve tener presente che i lavoratori del nostro porto hanno diritto a delle risposte e che una minoranza rumorosa non può soggiogare migliaia di persone con la scusa dell'ambiente, offendendo i loro diritti».

«Malgrado il recente Dpcm abbia dato la possibilità al settore di riprendere i viaggi in crociera, Venezia non è stata contemplata negli scali scelti dalle compagnie a causa della perdurante indecisione politica e, soprattutto, dall’assordante silenzio delle istituzioni, dando il colpo di grazia a tutti quei lavoratori che da novembre sono a casa. È ora di decidere, nel rispetto della città e dell’ambiente ma anche del lavoro perché Venezia è una città che si è trasformata nel tempo ma è stata sempre inclusiva ed accogliente», scrivono i lavoratori portuali.

«Oggi a Punta della Dogana non siamo andati - dice Sara Visman, consigliera comunale e candidata sindaco del Movimento 5 Stelle, che prosegue - : Ci tiriamo fuori dal solito giochino della pacca sulla spalla “sotto elezioni”, e non ci permettiamo di fare facili promesse da campagna elettorale sulla pelle degli addetti al porto e delle loro famiglie. Noi i lavoratori della Marittima li abbiamo già incontrati l'altra settimana, toccando con mano la grandissima difficoltà del comparto. Stiamo lavorando con i nostri ministri al Governo – ribadisce Visman – per trovare soluzioni praticabili».

«I veri responsabili del disastro del Porto sono quelli che oggi vogliono cavalcare la protesta dei lavoratori. Quante volte in questi anni si è indicata la via da seguire che avrebbe potuto scongiurare il disastro attuale e avrebbe garantito lavoro e benessere per tutti e qualità della vita per la città. Quante volte si è indicato in navi compatibili con la laguna la soluzione. E quante volte abbiamo trovato la porta chiusa perché la politica cittadina sceglieva di difendere esclusivamente gli interessi dei poteri forti?», scrive Giovanni Martini, candidato sindaco di Tutta la città insieme.

«Le grandi navi, la laguna, i canali, il Mose: non ci sono state scelte e mancano certezze. E non c'è concertazione con i lavoratori che operano al porto e vivono del trasporto marittimo - afferma Alessio Morosin candidato capolista in provincia di Venezia alle regionali del Partito dei Veneti - La situazione va presa in mano e non lasciata al governo, che ha reso marginali le scelte di Comune e Regione. Siamo dalla parte dei lavoratori e dei cittadini che chiedono una governabilità seria di tutto il porto e che il governo ha accentrato irresponsabilmente. Solo con l'autogoverno della laguna i cittadini sono protagonisti della loro realtà lagunare».

«La protesta dei lavoratori del porto va compresa e contestualizzata, analizzata e non strumentalizzata. È necessario trovare al più presto una soluzione che permetta di dare attuazione al decreto Clini-Passera del 2 marzo 2012 o aggiornarlo, consentendo l'arrivo in Marittima di navi compatibili con l'ecosistema lagunare - per Marco Gasparinetti candidato sindaco di Terra e Acqua 2020 -. Va creata una piattaforma all'esterno della laguna, in grado di accogliere le navi più grandi quando il Mose sarà entrato in funzione. La dignità delle famiglie è legata alla possibilità di portare a casa uno stipendio a fine mese, perciò esprimiamo la massima solidarietà a chi in questo momento versa in un momento di difficoltà».

«Appoggio in pieno lo slogan della manifestazione “ripartire subito”, perché attendere ancora non significa solo perdita di indotto e occupazione per Venezia, ma anche veder dissolvere il ruolo strategico del oorto di Venezia – commenta il candidato di Fratelli d'Italia alle comunali, Raffaele Speranzon – Oggi abbiamo manifestato accanto ai lavoratori, via terra e via acqua, per lanciare un messaggio a Roma e al mondo, perché Venezia vuole continuare a sostenersi con il suo turismo, di cui un settore vitale è proprio quello della crocieristica». 

Anche il sindacato Orsa alla manifestazione. «Obiettivo lavoro per garantire la crescita della città - scrive il segretario confederale del Veneto Ezio Ordigoni -. La città-porto di Venezia non deve rinunciare alla crocieristica come pure al rilancio del porto commerciale e al traffico porta container. Pur essendo d'accordo a vietare il passaggio delle grandi navi attraverso il bacino San Marco si auspica il ritorno alla operatività della crocieristica».

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«Esprimo la mia solidarietà e il sostegno ai lavoratori del settore della crocieristica che oggi hanno manifestato per dare un segnale forte alla politica, a quella parte politica che non ha mai dato risposte concrete sul futuro del Porto ma che oggi sfilava in passerella al loro fianco - scrive il candidato sindaco di Venezia per il Partito dei Veneti, professor Stefano Zecchi - Brugnaro, come il Pd per trent'anni, non ha mai affrontato seriamente la questione delle grandi navi a Venezia e oggi sento rilanciare la possibilità di tornare a scavare quando anche i bambini conoscono la delicatezza di Venezia e dell'ecosistema lagunare».

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