Cronaca

Lavori revocati alla Mantovani: "Che futuro per i lavoratori?". Chiesto incontro al ministero

Lettera della società a cui erano affidati parte dei lavori del Mose. Niente più incarichi in base al documento stipulato tra Mit, Cvn ed ex magistrato alle Acque. Ricorso al Tar

C'è preoccupazione per i lavoratori della Mantovani, una delle società più importanti del Consorzio Venezia Nuova nonché protagonista del caso Mose. La revoca dell’affidamento dei lavori previsti nel piano di riparto, secondo l'azienda, "rischia di compromettere il futuro occupazionale dell’impresa e dell’indotto anche di settori differenti". Per questo l'impresa di costruzioni ha richiesto un incontro urgente a Roma tra i ministeri competenti, le organizzazioni di categoria e le rappresentanze sindacali.

Al centro delle proteste ci sono le problematiche riscontrate dopo la sottoscrizione del sesto atto aggiuntivo del 30 marzo tra il ministero delle Infrastrutture, il provveditorato interregionale per le Opere pubbliche Veneto, Trentino e Friuli (ex magistrato alle Acque) e i commissari del Consorzio Venezia Nuova. "Con questo documento - comunica Mantovani - le parti hanno unilateralmente decretato la revoca dell'affidamento dei lavori. Contro tale atto, mai condiviso con le imprese e firmato senza darne comunicazione, le aziende del Consorzio hanno già presentato ricorso al Tar".

Una parziale soluzione era stata trovata in febbraio: cassa integrazione per quasi 100 edili fino a ottobre, poi 2 anni di indennità di disoccupazione e, per 18 mesi, precedenza, in caso di assunzioni, ai dipendenti che rimarranno nella "vecchia” società.

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