Accordo raggiunto alla Mantovani: i tagli portano 137 esuberi tra i dipendenti

Venerdì assemblea con i lavoratori. Privilegiate le uscite su base volontaria, che l'azienda incentiva con 8mila euro netti ciascuno. Sanati gli stipendi da novembre a gennaio

Mantovani sopravvive, ma a un prezzo molto alto. Sono 137 i posti di lavoro tagliati nel colosso delle costruzioni legato al Consorzio Venezia Nuova e ai cantieri del Mose (ma non solo, visto che l'azienda, con sede a Padova, è attiva in numerosi progetti in Italia). Nel pomeriggio di venerdì, come riportano i quotidiani locali, i vertici aziendali hanno raggiunto l'accordo con i sindacati sugli esuberi necessari per rilanciare le attività. Arrivando a una decurtazione significativa, nel giro dei prossimi 4 mesi, di quei 240 dipendenti rimasti dopo un anno e mezzo di crisi e trattative.

Uscite incentivate

Tre i punti siglati dai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil: il sanamento degli stipendi di novembre, dicembre e gennaio a un'ottantina di lavoratori (operazione da 2 milioni di euro) a cui era scaduta la cassa integrazione e che non erano stati richiamati al lavoro; quindi il tema dei 137 esuberi e delle modalità di uscita, privilegiando quella volontaria e incentivata: i dipendenti potranno scegliere di ricevere 10.400 euro lordi ciascuno, ovvero circa 8mila netti; infine il prolungamento da 6 a 18 mesi del periodo entro il quale l'azienda dovrà dare precedenza agli ex dipendenti in caso di nuove assunzioni.

Speranza di crescita

La speranza espressa da Cgil, Cisl e Uil è che l'operazione, anche se dolorosa, porti a un rilancio della società e che nel futuro questa torni a crescere e a riassorbire almeno una parte della forza lavoro lasciata per strada. Parziale soddisfazione è data dal fatto che, comunque, è andata meglio del previsto: in precedenza era stato programmato il licenziamento di 172 persone, quindi 35 posti di lavoro sono stati salvati. Ora i 137 coinvolti avranno una settimana per decidere come muoversi, ma - secondo i sindacati - la maggior parte opterà per la mobilità incentivata. Una scelta diversa rischia di penalizzare gli operai.

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