La protesta continua: migranti fermi a Codevigo, tragico investimento poco distante

Incontro tra prefetto, questore e manifestanti mercoledì. Nessuna fumata bianca. Bloccato a lungo il cancello a Conetta. Circa centocinquanta i migranti che non vogliono tornare indietro

Foto di destra di Melting Pot Europa

Dopo la protesta, la tragedia. A non molta distanza dalla piazza di Codevigo, nel Padovano, dove circa 160 migranti alle 22 si stavano accingendo a passare la notte per chiedere di essere trasferiti dall'ex base Nato di Conetta, un ciclista è stato investito e ucciso da un'auto in via Argine Sinistro Brenta. L'incidente verso le 20 di mercoledì: la vittima stava pedalando in direzione del centro del paese quando, per cause ancora al vaglio dei carabinieri della compagnia di Piove di Sacco, è stato travolto da una monovolume condotta da un 45nne padovano. Inutili i tentativi di soccorso: al medico non è rimasto altro che constatare il decesso dell'uomo, Salif Traoré, 34enne della Costa D'Avorio che in bici con ogni probabilità intendeva raggiungere i manifestanti davanti alla chiesa di Codevigo. Ferito anche un secondo profugo, coinvolto nella dinamica dello schianto. Anche se per evitare episodi del genere al calare dell'oscuritò chi voleva uscire dall'ex compendio militare per manifestare è stato accompagnato a Codevigo con dei pullmini.

La protesta

In ogni caso mercoledì, dopo più di 24 ore di protesta, i richiedenti asilo non hanno mollato. Nonostante il freddo, l'umidità della notte e i lunghi colloqui con le forze dell'ordine. Il centinaio di migranti che ha passato la notte nei due bus della cooperativa Edeco a Santa Margherita di Codevigo al sorgere del sole si è rimesso in marcia per un chilometro, dopodichè si è fermato ancora. Sulla strada provinciale 53. L'intento dichiarato era di raggiungere Venezia a piedi per avere un faccia a faccia col prefetto, perché loro nell'ex base militare di Conetta non ci vogliono più stare. Si avvicina l'inverno e nelle tende entrano gelo e umidità.

L'incontro

Il titolare di Ca' Corner, Carlo Boffi, assieme al questore, Danilo Gagliardi, ha incontrato nella località padovana i rappresentanti della protesta, che si è sempre mantenuta civile. Un lungo colloquio in cui sono state spiegate le motivazioni della lunga marcia, tra difficoltà ambientali e "burocratiche". I documenti che servono per il permesso tardano ad arrivare. Al termine, però, non c'è stata alcuna fumata bianca. Anzi: i manifestanti hanno deciso di fermarsi ancora a Codevigo vicino al fiume senza fare marcia indietro, come auspicato dal prefetto. Loro non mollano, chiedendo condizioni di vita migliori. Il problema è che di soluzioni alternative per un numero così elevato di persone non se ne vedono all'orizzonte: "E' da tenere presente che la situazione è migliorata da luglio a questa parte - ha spiegato Boffi - al tempo erano 1.400 circa. In sordina, con la diminuzione degli sbarchi, siamo riusciti ad abbassare il loro numero, ora sono 1.119. Lo Stato in questi 2 anni ha speso 1,6 milioni di euro per migliorare la vivibilità all'interno del campo e la temperatura di notte risulta essere di 18 o 19 gradi. Appare difficile ora trovare soluzioni alternative, anche perché ogni giorno facciamo appello affinché ci siano date soluzioni migliori, ma non esiste uno sbocco immediato".

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Ex base di Conetta "occupata"

Stallo a Codevigo, ma stallo anche a Conetta, almeno fino al tardo pomeriggio, quando lì la protesta è rientrata: gli altri mille ospitati nel compendio di via Rottanova hanno chiuso il cancello d'ingresso del campo in mattinata. Di fatto occupandolo. Sperano che queste possano essere ore decisive per trovare una soluzione. Nel primo pomeriggio nell'ex base si sono portati anche prefetto e questore, mentre martedì era stato un vicario del prefetto a cercare un dialogo con i manifestanti. La situazione alle 14 era ancora in evoluzione, con le forze dell'ordine schierate sia a Codevigo, sia a Conetta per mantenere l'ordine pubblico. Anche a Conetta Boffi ha ascoltato le rimostranze dei richiedenti asilo, che chiedono che il campo venga definitivamente chiuso trovando soluzioni alternative. A pochi metri il sindaco di Cona, Alberto Panfilio, che martedì ha incontrato una rappresentanza dei profughi e appoggia le loro proteste: "Qui è l'umanità ad avere perso", ha dichiarato a più riprese in questi giorni. In serata dalla base alcuni pullmini hanno fatto la spola per portare alcune decine di migranti solidali con i "compagni" di Codevigo all'altezza del blocco. Alcuni migranti hanno chiesto ospitalità alla chiesa del paese padovano.

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Ugl polizia di Stato: "Boldrini venga qui"

Il segretario generale regionale del sindacato Ugl polizia di Stato, Mauro Armelao, lancia un appello al presidente della Camera, Laura Boldrini: "Venga di persona a risolvere la vergognosa situazione dei profughi ospitati nell’ex base di Conetta - dichiara - Siamo stanchi di dirlo, questa base va chiusa. Non è possibile assiepare un così elevato numero di migranti all’interno di tende, con culture diverse, nazionalità diverse. Ricordiamo che qualche tempo fa, è stata in visita un’apposita commissione parlamentare per verificare le condizioni dell’ospitalità. Commissione che avrebbe dovuto sistemare la faccenda, ma ad oggi nulla è cambiato. Sappiamo che la presidente Boldrini è persona sensibile e attenta a queste tematiche. Venga qui e scoprirà perché questo 'modello di accoglienza' non sta per nulla funzionando e crea a cascata problemi per tutti, in primis per le forze dell’ordine che devono assicurare il regolare svolgimento dell’ordine pubblico".

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