Moglie picchiata e umiliata per 30 anni dentro casa: padre-padrone in arresto a Scorzè

I carabinieri hanno ricostruito una storia fatta di vessazioni continue, anche davanti alla figlia e ad altri familiari. La donna non ha mai trovato il coraggio di denunciare

Botte, umiliazioni, minacce. Una donna costretta a subire in silenzio e privata di ogni dignità, tutto tra le mura domestiche e tra l'omertà dei familiari. E' quanto ricostruito dai carabinieri della stazione di Scorzè, che martedì pomeriggio hanno arrestato un 58enne residente nella frazione di Gardigiano su ordinanza di custodia cautelare in carcere, provvedimento emesso dal Gip del tribunale di Venezia. All'uomo è contestato il reato di maltrattamenti in famiglia.

Violenze a tutta la famiglia

Le indagini hanno accertato il persistere di comportamenti violenti e vessatori nei confronti della moglie anche alla presenza dell’intero nucleo famigliare, della figlia e dei nipoti. La donna è stata umiliata e percossa a più riprese, quindi indotta a non denunciare, né a farsi medicare. Anche la figlia e i parenti più prossimi avevano subito nel tempo violenze psicologiche e fisiche pesantissime.

Trascinata in cortile e minacciata di morte

L’episodio che ha dato il via all’indagine è un intervento effettuato nel settembre del 2017 (successivamente ce ne sono stati altri due, a maggio e giugno di quest'anno). In quell'occasione l'uomo, evidentemente ubriaco, colpì la moglie con pugni e calci, trascinandola in cortile e minacciando di accoltellarla. Attirato dalle urla di lei, arrivò il cognato dell'uomo, vicino di casa. Tentò di difenderla, quindi di impedire la fuga del marito che nel frattempo era salito in macchina per andarsene. Fu letteralmente caricato sul cofano, l'auto partì e il cognato vi rimase aggrappato per 200 metri. Proprio in quel momento arrivarono i carabinieri, allertati nel frattempo dai vicini di casa e dai parenti.

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Trent'anni di vessazioni

Sia in quel caso, sia in altre circostanze, la moglie e i parenti erano evidentemente terrorizzati e si sono rifiutati di collaborare con le forze dell'ordine. In particolare la donna, la quale ha accampato scuse poco verosimili per giustificare gli ematomi. I militari dell'Arma hanno comunque acquisito poco a poco le testimonianze di vicini e conoscenti, ricostruendo "un quadro aberrante fatto di anni di violenze fisiche e svalutazione di ogni dignità umana, che durava almeno dalla nascita della figlia, avvenuta negli anni ’80". I fatti sono poi stati presentati al giudice, il quale ha emesso nei confronti dell'uomo il provvedimento cautelare: finalmente, nella giornata di martedì, è stato possibile catturare e il padre-padrone e portarlo al carcere di Venezia, dove nei prossimi giorni sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia.

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