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Pochi e troppo vecchi, i medici scioperano: "Sbloccate il turn over"

Mercoledì la mobilitazione nazionale del personale sanitario contro le politiche a livello nazionale e locale: "Solo a Venezia mancano 50 professionisti"

Pochi, privi del supporto di nuove forze e costretti a lavorare in condizioni inadeguate. Sono le ragioni che hanno portato i medici a indire lo sciopero nazionale per il 16 dicembre, con l'obiettivo di portare l'attenzione sui problemi che interessano la categoria e, alla fine dei conti, la salute dei cittadini. "L'intera categoria soffre per questa situazione", spiega Giovanni Leoni, presidente dell'ordine dei medici di Venezia, ricordando che la piaga principale della sanità italiana è relativa proprio al blocco del turn over. "Siamo sempre più vecchi. Serve la possibilità di assumere finalmente i tanti giovani laureati che si trovano fuori dalla porta mentre gli anziani restano ancora dentro. Siamo i più anziani in Europa, uno su due ha superato i 55 anni. E finché non si sblocca il turn over, solo il 40% di coloro che vanno in piensione viene sostituito".

Numerose in tutta la provincia le adesioni allo sciopero, sempre nella garanzia dei servizi minimi essenziali: in diversi casi però si tratta di una partecipazione "virtuale". "Molti erano comunque in servizio - specifica Leoni - pur aderendo virtualmente allo sciopero, perché se non lavoriamo le liste di attesa si allungano e la situazione peggiora". A rischio, in particolare, sono le 200 assunzioni che avrebbero dovuto essere assicurate tra la fine 2015 e il 2016 negli ospedali veneti. Pensare che solo a Venezia, specifica, l'Ordine, servirebbero 50 nuovi camici bianchi al lavoro.

E poi ci sono i tanti laureati che aspettano un'eternità per poter entrare in ruolo. Secondo Leoni la situazione è talmente ingestibile da spingere un gran numero di laureati in Medicina a trasferirsi all'estero per non tornare più: "Tra il 10 e il 15% dei nostri giovani va a cercare un'occupazione al di fuori dell'Italia. Magari inizialmente se ne vanno per specializzarsi, poi però restano là". Infine ci sono i problemi che attanagliano la medicina del territorio, in particolare un approccio all'informatica tutto sbagliato: "L'informatica è inserita in maniera non condivisa - denuncia Leoni - È la trave portante della comunicazione con la Regione, con le farmacie, tra le sedi ospedaliere. Ma servono programmi, linee e server adeguati: così com'è troppo spesso complica le cose anziché semplificare". Insomma, il disagio c'è e si vede: ora si aspettano risposte dal Governo.

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