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Domenica, 16 Gennaio 2022
Cronaca Pianiga

«Ritardi nelle cure del Covid», indagato medico di base

Un 58enne finito in terapia intensiva ha denunciato il suo medico di base e la procura ha aperto un'inchiesta per verificare se ci siano state omissioni

Lesioni personali colpose. È il reato ipotizzato dalla procura di Padova che ha indagato un medico di base con studio a Pianiga dopo aver ricevuto la denuncia di un 58enne che ha lamentato una serie di omissioni e ritardi nelle cure. 

Tutto è iniziato il 7 dicembre 2020 , quando il 58enne, all'epoca dei fatti residente a Pianiga, ha appreso che un amico con il quale era stato in contatto la settimana precedente era risultato positivo al Covid e i suoi timori di essere rimasto contagiato si sono subito acuiti per il fatto che la febbre gli era salita a 38. Ha subito chiamato il suo dottore per farsi prescrivere il tampone: cinque telefonate che però non avrebber sortito alcuna risposta, stando a quanto ha denunciato. La moglie si è così recata dalla guardia medica di Peraga a ritirare la ricetta per poter sottoporsi al test molecolare, effettuato nella stessa serata all’ospedale di Camposampiero (Padova).    

Dopo un paio di giorni, il 9 dicembre, l’uomo - sempre stando alla denuncia presentata - ha contattato di nuovo il medico curante, a cui l’Asl da prassi comunicava l’esito del test,  ma anche stavolta alle nove telefonate effettuate, lasciando pure messaggi in segreteria, il dottore non ha mai risposto: solo l’ultima, alle 18.45, è stata riscontrata ma dalla segretaria, che gli ha riferito che il tampone era risultato positivo. «Nel pomeriggio del 10 dicembre, dopo altre due telefonate senza risposta al mattino, il suo medico di base lo ha chiamato, lo ha anche rimproverato per la discussione avuta con la sua segretaria, gli ha comunicato che il 17 dicembre si sarebbe potuto sottoporre a un nuovo tampone all’ospedale di Dolo e gli ha ordinato la cura», spiegano gli avvocati del 58enne.

 I sintomi, però, si sono fatti sempre più gravi. L’11 dicembre il paziente ha richiamato il suo medico che ha risposto assicurandogli che avrebbe inviato una mail all’Usca, Unità Speciale per la Continuità Assistenziale, per una visita a domicilio. «Il cinquantottenne ha atteso l’11, il 12 e il 13 dicembre, ma non è mai arrivato nessuno e intanto la temperatura era schizzata a 39,5-40 - continuano i legali -. L’indomani, lunedì 14, non essendo scesa la febbre, il paziente fin dal mattino ha richiamat lo studio del medico di famiglia, ma su 17 telefonate è riuscito a parlare solo una volta con la segretaria: il dottore era impegnato. Questi si è fatto vivo soltanto nel pomeriggio, ma solo per assicurargli che avrebbe ricontattato l’Usca, che però nemmeno l’indomani si sarebbe vista». A quel punto è stato contattato il 118 e l'uomo è stato portato all'ospedale di Camposampiero. Il giorno dopo è stato trasferito a Padova, dove è stato salvato in extremis, e il 5 gennaio è stato dimesso.

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