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Un'opera dell'italiana Marisa Merz (web)

Un'opera dell'italiana Marisa Merz (web)

Biennale d'arte, Leone d'oro alla carriera alle artiste Lassnig e Merz

Decisi i nomi per i riconoscimenti della prossima esposizione internazionale di Venezia, in programma dal 1 giugno al 24 novembre ai giardini e all'Arsenale

Sono stati attribuiti all'artista austriaca Maria Lassnig e all'italiana Marisa Merz, i Leoni d'oro alla carriera della 55esima Biennale d'arte di Venezia, detta "Il palazzo enciclopedico", in programma ai giardini e all'Arsenale, dal 1 giugno al 24 novembre. La decisione è stata presa dal Consiglio di amministrazione dell'ente presieduto da Paolo Baratta, su proposta del curatore, Massimiliano Gioni.

Il riconoscimento sarà consegnato alle due artiste il primo giugno, giorno dell'inaugurazione. "Per oltre sessant'anni Maria Lassnig - è detto nella motivazione - ha indagato la rappresentazione del corpo e dell'individuo in una serie di dipinti che ritraggono l'artista spesso in uno stato di irrequietezza, eccitazione e disperazione. Con i suoi autoritratti Lassnig ha composto una personale enciclopedia dell'auto-rappresentazione e, attraverso quelli che chiama i "body-awareness paintings", ovvero i dipinti di "auto-coscienza corporea", ha trasformato la pittura in strumento di auto-analisi e di conoscenza del sé. A 93 anni, Lassnig rappresenta un esempio unico di ostinazione e indipendenza che merita di essere celebrato con il riconoscimento del Leone d'oro alla carriera".

"Dagli anni Sessanta Marisa Merz - è detto ancora - si è imposta come una delle voci più singolari dell'arte contemporanea. A partire dal suo lavoro svolto in parallelo ai protagonisti dell'arte povera, tra i quali Marisa Merz si distingueva per la riflessione sulla sfera dello spazio domestico e femminile, l'artista ha sviluppato un linguaggio personale in cui pittura, scultura e disegno si combinano per dare forma a immagini all'apparenza arcaiche e primordiali. In queste icone contemporanee, volti stilizzati affiorano alla superficie come apparizioni divine. Questa pittura epifanica, coltivata per anni in solitudine, ci invita a guardare il mondo a occhi chiusi, perché, come recitava il titolo di una mostra di Marisa Merz del 1975. A occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti".

(Ansa)

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